LUGANO/SAN GALLO
29.03.2018 - 07:150
Aggiornamento 09:30

«Ecco perché quella donna voleva uccidere il marito»

Un investigatore ticinese racconta il retroscena di una vicenda che si è conclusa malissimo per una 37enne italiana, condannata al carcere e all’espulsione dal Paese

LUGANO/SAN GALLO - «Io lo ammazzo» ha esclamato la donna quando, dopo essere stata presa in giro dal marito per tre mesi, ha finalmente avuto la certezza che quest’ultimo conviveva con un’altra.

Sono passati ormai due anni, ma l’investigatore ticinese ricorda bene quella frase e la proposta di provvedere all'omicidio. Ricorda anche le successive telefonate e gli sms dove ripeteva la sua insensata richiesta in modo sempre più ossessivo.

Lo ricorda bene anche perché nel frattempo la situazione è precipitata: la sua cliente, una 37enne italiana residente oltralpe, è stata l’altro ieri condannata a 4 anni di prigione e all’espulsione dalla Svizzera. Il motivo sta proprio nella disperata volontà di far fuori il marito. Istigazione all'omicidio ha stabilito il tribunale distrettuale di Mels (San Gallo).

Davanti al rifiuto del ticinese la donna non si era infatti arresa e aveva contattato un altro investigatore: «Voglio uccidere mio marito». Ma il secondo professionista segnala il fatto alla polizia che mette il telefono della 37enne sotto controllo e alla fine l’arresta. Questa la cronaca spoglia di “perché”. E in questa vicenda i “perché” hanno un peso. «Era venuta da me per scoprire dove abitava il marito che aveva abbandonato il tetto coniugale tre mesi prima dicendole che aveva bisogno di un periodo di riflessione» racconta l’investigatore ticinese a Tio/20minuti.  Alla fine di un complesso pedinamento il detective scopre che il compagno la sta tradendo. Peggio, che vive da tre mesi assieme alla sua collega di ufficio. Ma il tradimento non si ferma agli affetti. La coppia ha infatti un conto bancario in comune che nel frattempo, e questa scoperta è l’ulteriore goccia che fa disperare la donna, è stato prosciugato. Una vita svuotata all’improvviso e la donna crolla.

«Quando ha voluto affidarmi un compito da sicario ho immediatamente capito che stava scompensando e ho avvertito subito un parente affinché la portassero da un medico. Bastava l’intervento di uno psichiatra, forse bastava una pillola. E sono sicuro che le cose sarebbero andate diversamente».

L’investigatore racconta che sempre più spesso nella professione gli capita di incontrare persone che hanno bisogno di un aiuto psicologico. «È il motivo per cui nel nostro campo è importante avere una solida preparazione che vada oltre le capacità investigative anche se, in alcuni casi, si può creare un conflitto d’interesse tra il suggerire alla persona di rivolgersi a un medico e il voler comunque guadagnare qualche soldo con persone disperate».

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