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06.03.2018 - 06:010
Aggiornamento : 10:51

Gobbi: «Il Nano non approverebbe la scelta di Salvini di esportare il federalismo al sud, ma...»

Il consigliere di Stato analizza la svolta dei cugini della Lega, fresca vincitrice col Movimento 5 Stelle delle elezioni politiche italiane. «Il tema 'fascismo-antifascismo' è superato»

BELLINZONA - «Non è una svolta neo nazionalista, ma il tentativo di portare il pensiero federalista nel resto del Paese» sostiene il direttore delle Istituzioni, Norman Gobbi. «Penso però che il Nano, come del resto Umberto Bossi, non avrebbe approvato la decisione di occuparsi dell'intera Italia». Riflessioni di consigliere di Stato, ma soprattutto di "cugino leghista" che ha seguito con interesse il successo ottenuto dalla Lega di Matteo Salvini alle elezioni politiche italiane. 

Via l’attributo “Nord” e impronta tricolore al movimento... Quello di Salvini è stato un "tradimento" oppure una scelta inevitabile per poter governare?

«Non si tratta di un tradimento - risponde Norman Gobbi - bensì di un cambiamento del modo di proporsi della Lega. In passato l’interesse era limitato al Nord Italia, mentre ora lo si sposta sotto la linea del Po e su tutto il territorio italiano. Questa non è una svolta neo nazionalista, ma il tentativo di portare il pensiero federalista nel resto del paese, dato che lo stato nazionale così come è in Italia, non può durare a lungo. La scelta è chiara: la Lega con Salvini ha ambizioni di governo e deve pertanto raccogliere voti ovunque».

Su questa decisione quali fattori possono aver influito?

«Direi prioritariamente due fattori: il primo, quello che dimostra come le secessioni in Europa non abbiano, in questa fase storica, grandi possibilità di riuscita e quindi sia subentrata una certa sfiducia, il secondo, quello che porta a credere che ora ci siano le premesse giuste per espandersi in considerazione della crisi dello Stato. Diversi temi, tra cui certamente la crisi economica e il problema dell’immigrazione, hanno aperto un ampio spazio a destra, che altri partiti della coalizione con le loro posizioni non sembrano in grado di riempire. Non si tratta di una sfida semplice, anche perché gli interessi di Nord e Sud restano comunque divergenti. L’atteggiamento di Salvini tiene in considerazione l’evoluzione dei tempi: non più prima il Nord ma prima l’Italia, poiché le priorità si sono spostate negli anni più sul piano nazionale e internazionale».

La linea di Salvini, da alcuni è stata ribattezzata “fascio-leghista” per via delle sue frequentazioni con gruppi dell'estrema destra. Umberto Bossi diceva “mai con i fascisti”, anche qui si tratta di aver tradito lo spirito delle origini?

«La Lega Nord, così come interpretata da Umberto Bossi, rimane un grande partito popolare immune da richiami “fascisti” o neo nazionalisti come nel caso di Casa Pound. Tra l’altro il tema “Fascismo-Antifascismo” è un tema elettorale usato dalla sinistra radicale ma che nessun cittadino normale percepisce, trattandosi di definizioni ormai totalmente superate dal post moderno. L’Italia è confrontata con tutta una serie di problemi che necessitano di essere affrontati in modo urgente per trovare delle soluzioni concrete. Salvini cerca di risolvere i problemi con un approccio deciso, che attira comunque su di sé consensi da destra a sinistra».

La Lega dei ticinesi aveva un’anima molto sociale con Bignasca. Cosa crede penserebbe oggi il Nano della svolta salviniana?

«Probabilmente non approverebbe né la decisione di occuparsi dell’intera Italia né i modi piuttosto duri utilizzati negli ultimi mesi di campagna elettorale. L’attenzione e la dedizione con cui il Nano si occupava (e cercava di anticipare) dei problemi della quotidianità dei ticinesi era resa possibile dall’osservazione di un territorio di dimensioni ridotte. Per ovvi motivi, aumentando il territorio la stessa attenzione non sarebbe più fattibile. Per quanto riguarda invece i modi, ritengo che i tempi siano cambiati assai velocemente e alcuni problemi siano stati inaspriti e oggi necessitano di nuove strategie anche dure. Penso ad esempio, come già evidenziato, al problema dell’immigrazione esistente in Italia. Non si sono mai create le premesse per una corretta e rispettosa gestione degli immigrati. L’esplosione degli arrivi, dei problemi, delle azioni criminali con il trascorrere del tempo hanno reso necessari degli interventi puntuali e l’atteggiamento si è fatto inevitabilmente più rigido. La sensibilità e la comprensione della gente di fronte a continui episodi negativi diminuisce velocemente. La svolta di Salvini va pure incontro alle mutate aspettative della gente. Si potrebbe dire che il Nano condividerebbe questa svolta solo in parte, come ha più volte detto di non approvarla Umberto Bossi. Ciò, a conferma che in passato entrambi erano spesso sulla medesima linea di pensiero e condividevano in un certo senso lo stesso spirito “secessionista”».

Anche la Lega dei Ticinesi in un futuro indefinito potrebbe rinunciare all’aggettivo “ticinese” e assumere un profilo “nazionale”?

«Direi di no. La gestione di un movimento cantonale è ben diversa da quella di un movimento a livello nazionale. La necessità di persone, strutture e risorse diventerebbe troppo onerosa e impegnativa per una realtà che abbiamo voluto snella e reattiva per rispondere velocemente ai bisogni della popolazione ticinese. Ancora oggi, nonostante numerosi successi e una maggioranza relativa in Ticino, siamo rimasti un movimento così come deciso 25 anni fa. I partiti possono invece contare su strutture organizzative molto più sviluppate, che spesso però si dimostrano troppo ingombranti. Inoltre, la Lega è sempre stata focalizzata sul Canton Ticino e sulla popolazione che ci abita. Quanto succede al Sud delle Alpi è difficilmente esportabile in altri contesti cantonali, come in più occasioni è stato dimostrato. Lo stesso dicasi ad esempio del Mouvement Citoyens Genevois, una realtà politica ben radicata sul territorio ginevrino ma che non si è mai spinta oltre».

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