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AGNO
15.02.2018 - 09:310
Aggiornamento : 12:41

Nervi tesi attorno al “Cannabis shop” dell'aeroporto

Il negozio è stato visitato più volte dalla polizia e il Comune chiede una licenza edilizia. Ma il proprietario dell’immobile replica: «Quando si vogliono rompere le scatole...»

AGNO- È un negozio minimalista con le vetrate opache quasi a voler dichiarare ai passanti la sua anima discreta. Eppure nel comune del Basso Malcantone la recente apertura sta creando un certo subbuglio. Tanto da venir visitato tre volte dagli agenti di polizia negli ultimi giorni (una volta dalla comunale di Malcantone Est, le altre due dalla Cantonale). Parliamo del “cannabis light shop”, un’attività che alla vendita dell’erba legale affianca anche un centro di competenze e consulenza per chi vuole cimentarsi in questo nuovo mercato emergente. Il negozio si trova proprio di fronte all’entrata dell’aeroporto di Agno. E sembrerebbe che non tutti al vertice dello scalo abbiamo gradito.

Almeno questo sostiene il proprietario dello stabile che affitta gli spazi al “Cannabis light shop: «Il negozio ha fatto venire il mal di pancia all’aeroporto, non tanto alle autorità» dice a Tio.ch/20minuti, Dario Kessel. Che aggiunge: «Il vero scandalo qui sono le perdite milionarie di Lugano airport… Invece il Comune sta cercando in ogni modo di ostacolare questa attività. Da qui l’escamotage del cambio di destinazione che mi hanno chiesto di fare. Ma quello da sempre è stato un negozio. È tutto da dimostrare che passare da un negozio di camicie a uno dove si vende canapa richieda una licenza edilizia... Potrebbe essere se un negozio attirava dieci persone e l’altro mille… Ma se si vogliono rompere le scatole si trova sempre il modo», conclude Kessel, lasciando intendere che è pronto a dar battaglia.

Dal canto suo conferma le verifiche di polizia, il sindaco di Agno, Thierry Morotti, che puntualizza: «Stiamo valutando se ci sono tutte le autorizzazioni necessarie. Perché questa attività non era stata annunciata al Comune, ma l’abbiamo saputo dalla stampa». E sulle presunte pressioni da parte di Lugano Airport aggiunge: «Ci siamo mossi spontaneamente. Vogliamo solo che tutto sia a norma».

Nel mezzo del polverone non perde la calma il gerente dello shop, Sergio Regazzoni: «È un’attività legale, regolamentata a livello federale e noi in Ticino dobbiamo solo applicare la legge. Non interpretarla». La clientela di questi primi giorni? «Molti cinquantenni alla ricerca di qualcosa contro lo stress».

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