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LUGANO

La difesa: «Proscioglimento per Albertalli e figlia. E 35.000 franchi di danni»

È ripreso nel pomeriggio il processo nei confronti dell'ex patron del Bar Oceano. La parola passa alla difesa che chiede il proscioglimento totale per Ulisse Albertalli e la figlia

LUGANO - Si è aperto stamattina alla Corte delle assise Criminali di Lugano il processo nei confronti di Ulisse Albertalli. L’ex patron del Bar Oceano è accusato di usura aggravata e di promovimento della prostituzione, oltre che di reati di matrice fiscale. Sul banco degli imputati sale la figlia di Albertalli.

14:53

L’avvocato Garbani in conclusione chiede il proscioglimento totale per Ulisse Albertalli e la figlia. E i risarcimenti morali e legali dei danni che sono fissati in 20mila e 15 mila franchi.

Il giudice dà la parola finale agli imputati Albertalli: “Ho fatto tutto in buona fede e non ritengo di aver commesso nessuna infrazione”. La figlia: “Per me una ragazza che si fermava all’Oceano era prima di tutto un essere umano. Le nostre regole erano dettate solo dalla sicurezza per le ragazze”.

Il giudice Pagnamenta annuncia la sentenza per le 17 e sospende il dibattimento

 

14:48

I prezzi delle stanze. Non ci fu reato di usura

Marco Garbani: «I contratti erano arcinoti alla Teseu e i prezzi delle camere si trovavano anche su Internet. La perizia del 2000 effettuata dal governo dice che i costi delle camere era elevato da 80 franchi per le più misere, a 180 per i locali come il Gabbiano. Erano prezzi noti da anni. E una manifesta sproporzione avrebbe dovuto essere verificata da una perizia che però non c’è. La situazione era nota da decenni e l’autorità ha sistematicamente rilasciato i permessi. Mancano dunque i requisiti per il reato di usura. Non si è sfruttato lo stato di bisogno e la Romania non è un paese sul lastrico altrimenti nemmeno i permessi avrebbero ottenuto queste ragazze».

 

 

14:40

Garbani: "Noseda è entrato a gamba tesa nel diritto privato"

Garbani: “E veniamo all’usura. Secondo me l’atto d’accusa non è formalmente corretto. Nessuno durante l’inchiesta ha mai prodotto l’importo relativo all’ipotesi di usura. Anzi si è oscurato il problema. Due sono le condizioni, comulative, per dare il reato di usura: Lo sfruttamento di un determinato stato e la sproporzione economica manifesta,. L’affitto era di 120 franchi e non di 180 come indicato nell’atto d’accusa. C’erano invece dei costi accessori per la tv, il parcheggio, la pubbicità su internet, Nessuna inquilina ha mai messo in discussione il prezzo o chiesto riduzioni. Siamo davanti a dei contratti commerciali tra due commercianti e i valori sono più alti dei contratti di locazione. È come se il magistrato fosse entrato a gamba tesa nel diritto privato”.

14:35

La domande della difesa
L’avvocato difensore apre ad una serie di interrogativi: “Chi sono le persone indotte alla prostituzione? Quelle 180 di cui la Teseu aveva tutti i documenti? Anche la valutazione sulla presunta indigenza non regge. La Romania è un paese dell’Unione Europea. Perché le autorità rilasciavano loro i permessi se le ragazze erano indigenti? Ma c’è altro che contraddice il promovimento della prostituzione: per continuare a lavorare nella struttura il magistrato si era limitato a chiedere una riduzione del prezzo della camera. Ma questo concerneva l’usura. E niente è stato chiesto ad Albertalli in quanto al reato di promovimento della prostituzione. Non vedo dove sta il promovimento”.

14:29
14:23

Le ragazze non erano sospinte alla prostituzione

L'avvocato Marco Garbani attacca il numero di donne citato nell’atto d’accusa: «Un calcolo a naso. Non ci sono elementi che indichino maltrattamenti all’Oceano. Semplicemente perché questi casi non esistono. Mai c’è stata una qualsiasi forma di coazione. Nessuna ragazza è stata sospinta alla prostituzione e nessuno le ha obbligate a venire in Svizzera. Nessuno pretendeva un certo numero di prestazioni o da esse faceva dipendere il costo della camera. Non ci sono state denunce». Le ragazze, prosegue l’avvocato, «non erano impedite nella loro autodeterminazione, né indirizzate o mantenute nella prostituzione. Il presunto stato di necessità delle persone non mi sembra sia stato verificato più di quel tanto».

 

 

14:11

Parla la difesa, entra in scena l'avvocato Marco Garbani

Prende la parola il difensore di Ulisse Albertalli, l’avvocato Marco Garbani: “Al procuratore Noseda va dato atto che ci voleva un repulisti nel settore della prostituzione con l’operazione Domino. Ma veniamo al caso concreto del mio imputato che ha problemi di salute e di memoria. Nel 2012 in Ticino c’erano 26 strutture per la prostituzione. Ulisse Albertalli ha sempre lavorato alla luce del sole”. L’avvocato Garbani ricorda le ingenti spese per trasformare il locale nel primo bordello legale del cantone e del suo cliente dice: “Albertalli  parla in dialetto, è una persona alla buona, ma che ha sempre fatto tutto senza nascondersi. Ha fatto accordi col fisco, a cui pagava 60mila franchi al mese di rata. Paradossalmente già lo Stato ci ha guadagnato da questo presunto promovimento”. La difesa affronta la questione fiscale: «Nel 2011 Albertalli ebbe un paio di riunione ed era d’accordo di incassare 20 franchi al giorno da ogni prostituta, soldi che avrebbe poi versato al fisco stesso. E questo perchè le autorità avevano difficoltà a gestire le ragazze dal profilo amministrativo”.

 

 

14:04

John Noseda passa all’altro reato, l’usura aggravata: “La dipendenza finanziaria economica è costitutita da uno stato di dipendenza. Erano persone che non avevano altra scelta, che esercitare la prostituzione. Per quanto riguarda la sproporzione delle tariffe, aggiungo che se vado in albergo le pulizie non le devo fare io. Invece all’Oceano le facevano le ragazze e dunque il locale non può essere equiparato ad un albergo. Ritengo che tutti gli estremi dei reati prospettati siano dati”. Poi avanza la proposta di pena: “Teniamo pure conto del tempo trascorsi, ma ritengo che la pena debba esssere superiore ai due anni. Di cui sei mesi da espiare. Dato il movente che è chiaramente di lucro”.

 

14:00
13:58

Il procuratore generale John Noseda legge in aula le “regole” scritte del postribolo: “Se scopate con uno del personale e non lo comunicate, c’è scritto, siete fuori!”.

13:54

“Le ragazze - continua il pg Noseda - dovevano pagare 4’800-5’400 franchi d’affitto mensili per una stanza. Loro sapevano di avere a che fare con donne che provenivano da Paesi poveri. Che per mantenersi e poter sopravvivere vanno ad esercitare la prostituzione. Persone costrette a pagare un affitto pazzesco, pari a una volta e mezza la prestazione. Erano costrette a fare quante più prestazioni e questo è manifestamente un promovimento della prostituzione”

13:51

Inizia la “stringata” requisitoria del pg Noseda: “I fatti sono sostanzialmente ammessi e inizierò dal reato di promovimento della prostituzione. Il problema è se erano sotto controllo e limitate nel loro libero esercizio della prostituzione. In primo luogo le prostitute che venivano ad esercitare all’Oceano erano limitata da una regola. Ammessa dalla coimputata. Cioè che per prostituirsi dovevano occupare le stanze al piano di sopra. Questa la conditio sine qua non. Secondo aspetto, per poter disporre della camera era obbligatorio sottoscrivere un contratto di locazione”.

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Ultimo aggiornamento: 2018-05-21 05:00:22 | 91.208.130.86