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LUGANO
07.02.2018 - 08:310
Aggiornamento 12:28

C'è l'ombra del bullismo sulla morte di Boris

L’hanno ritrovato nel lago, a tre settimane dalla scomparsa. Perché si è arrivati a questo tragico epilogo? Il calvario di un giovane mai accettato completamente dalla società 

LUGANO – Qualcuno lo prendeva in giro per il suo modo di fare goffo e per quel tic che gli faceva muovere la testa in maniera strana. Battutine, ironie. Sul suo aspetto e sui suoi comportamenti. C’è l’ombra del bullismo sulla morte di Boris Bernasconi. Il 18enne di Pregassona mancava dal suo domicilio dallo scorso 11 gennaio. Lo hanno ritrovato tre settimane più tardi senza vita, nel Ceresio, a poche decine di metri dal bar Lanchetta.

Grande sofferenza – La notizia della morte di Boris ha scosso molte persone. E probabilmente anche qualche coscienza. Perché in diversi, dallo scorso venerdì, data del recupero del corpo, si sono fatti avanti rievocando situazioni di grande sofferenza per il giovane scomparso. In particolare una persona molto vicina a Boris ricorda un incontro avvenuto prima di Natale. «Lì mi raccontava di essere stato tradito, e di essere rimasto con pochi amici. In quell'occasione, mi manifestò la volontà di concentrarsi sullo studio». 

Il calvario alle medie – Ma c’è anche chi parla del calvario vissuto da Boris alle scuole medie di Barbengo. «Soprattutto in terza e quarta media – sostiene un amico – . Io e Boris venivamo presi in giro, per vari motivi. È stata davvero dura. E lui, nonostante tutto aveva ancora la forza di dare coraggio a me».  

Un’esistenza in salita – Mentre si attende l'esito dell'autopsia, trapelano frammenti di verità che suscitano tanti interrogativi. Quella di Boris è stata un'esistenza in salita. Soffriva di una malattia rara. Nonostante questo, era sempre riuscito a cavarsela a scuola, pur con qualche difficoltà. Aveva un posto di apprendista di commercio alla clinica Sant’Anna e frequentava il Centro Professionale Commerciale (CPC) di Lugano. 

Si era isolato – Boris era preso di mira da alcuni compagni di scuola? Ipotesi credibile, stando alle testimonianze giunte in redazione. Quello che è certo è che, nell’ultimo semestre, Boris era rimasto piuttosto isolato, forse anche a causa della partenza dalla scuola di alcune persone con cui andava d’accordo. Alla fiaccolata organizzata lo scorso 17 gennaio, in Piazza Dante, quando ancora Boris risultava irreperibile, erano pochi gli attuali compagni di scuola presenti.   

Ragazzi cattivi – Boris voleva essere come gli altri. Faceva di tutto per risultare tale. E soffriva parecchio quando qualcuno gli faceva notare un suo limite. «È sempre stato preso in giro – sostiene un'altra persona che lo conosceva bene e che al momento desidera restare anonima –. C'era tanta gente che gli voleva bene. Ma sul suo percorso Boris ha incontrato anche ragazzi cattivi, che gli hanno fatto pesare il fatto di essere diverso. A lungo andare questo può diventare logorante». 

Parla il docente – Cosa è successo a Boris? Massimo Roi, docente mediatore alla CPC di Lugano, lo conosceva da tre anni. «All'interno della classe sembrava ben integrato – dice –. Anche se nell'ultimo periodo appariva più distaccato. Stava sulle sue». La CPC è dotata di un servizio all'avanguardia per quanto riguarda la lotta al bullismo. «Non ci risulta che avesse problemi qui. Forse qualcosa è successo fuori. I suoi compagni sono comunque sconvolti per l'accaduto».  

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Ultimo aggiornamento: 2018-05-22 06:22:48 | 91.208.130.87