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CANTONE
30.01.2018 - 06:020
Aggiornamento : 11:00

Quando i detective guardano nello smartphone

Anche in Ticino le prove si cercano nei dispositivi portatili. L’esperto: «Un compito reso difficile dalla crittografia»

LUGANO - Dove siete stati? E per quanto tempo? Il vostro smartphone lo sa, sempre. Proprio per questo motivo, in un processo per assassinio in corso a Friburgo in Brisgovia un iPhone potrebbe ricoprire un ruolo fondamentale nella decisione della Corte. Accedendo al dispositivo dell’imputato, gli inquirenti sono infatti entrati in possesso di tutta una serie di informazioni sui suoi spostamenti durante la notte del crimine. Anzi, in quelle ore l’applicazione Salute (presente di base nel sistema operativo Apple) aveva persino registrato delle variazioni di altitudine: si trattava del momento in cui l’accusato sarebbe sceso lungo l’argine del fiume per disfarsi del corpo della vittima, sostengono gli inquirenti.

«Se necessario, lo facciamo anche noi» - Le inchieste supportate da informazioni estrapolate da smartphone o tablet sono realtà anche in Ticino. «Laddove imposto dalle esigenze d’indagine, vengono eseguiti controlli sui vari dispositivi elettronici e applicate strategie operative appropriate» ci dicono dalla polizia cantonale, senza andare però oltre: «Si tratta di informazioni riservate».

Informazioni non trascurabili - «Da un punto di vista tecnico forense, le informazioni contenute in uno smartphone sono sempre più d’interesse per le indagini» ci conferma, da parte sua, Alessandro Trivilini, responsabile del Servizio di informatica forense del Dipartimento tecnologie innovative della SUPSI. «Sono informazioni - continua - che contengono non solo i gusti, le emozioni e le abitudini del proprietario, ma tutta una serie di altri dati sul profilo che in genere, quando accessibili, non possono essere trascurate».

L'ostacolo della crittografia - Per estrapolare i dati da un dispositivo portatile, sempre più spesso gli inquirenti devono però fare i conti con la crittografia. «Un aspetto che potrebbe porre dei limiti durante le investigazioni digitali». Se n’era parlato molto quando, a seguito della strage nella città californiana di San Bernardino nel 2015, l’Fbi aveva chiesto ad Apple - invano - di sbloccare l’iPhone dell’autore. «La crittografia non fa distinzioni, è davvero al di sopra di tutte le parti, non può essere “corrotta”» spiega ancora Trivilini, aggiungendo: «Le difficoltà nelle investigazioni digitali sono quindi da ricondurre ai dati sensibili personali sempre più inaccessibili».

I dati all’estero - E anche i cloud possono mettere in difficoltà gli inquirenti. Sempre più spesso i dati sono infatti immagazzinati su server sparsi agli angoli del globo. «Le leve legali e giuridiche per ottenere certe informazioni seguono il principio di proporzionalità e interpretazione, che varia da paese a paese. E spesso la leva della rogatoria internazionale non è sufficiente».

La nostra scia digitale - Non si parla comunque soltanto di dati relativi ai nostri spostamenti, ma di tutte le attività che passano dai nostri dispositivi portatili: dagli acquisti online ai check-in per i viaggi aerei, dai commenti e apprezzamenti nei social network ai download e alla condivisione di file. «I nostri dati hanno un valore importante, per cui oggi è difficile negare che il prodotto siamo noi, i soldi sono i nostri dati personali e che la privacy è il nostro comportamento» conclude Trivilini.

Commenti
 
falcodellarupe 1 anno fa su tio
credo che ormai sia chiaro a tutti che "il grande fratello" è una realtà, sotto tutti i punti di vista. Coraggio, viviamo!!
Frankeat 1 anno fa su tio
A tutte queste info, aggiungiamo anche le minchiate (si può dire?) che scriviamo giornalmente sui blog :-)
Thor61 1 anno fa su tio
@Frankeat Sembra di si ;o))) Comunque non è ancora vietato scrivere anche cose sensate ;o)) Saluti
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