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21.12.2017 - 11:150

Marchand: «La nostra presenza in Ticino non è sproporzionata»

Il direttore generale della SSR difende la massiccia presenza al Festival di Locarno e l'ampiezza dell'organico della RSI. Smentisce inoltre la presenza di un "piano B" in caso di sì a "No Billag"

ZURIGO - La SRG SSR non dispone di alcun "piano B" in caso di un voto popolare favorevole all'iniziativa No Billag: lo ribadisce il direttore generale Gilles Marchand, che difende anche la presenza in forze di radio e televisione al Festival di Locarno e l'ampiezza dell'organico in Ticino.

«Questo piano B è un costrutto della fantasia», afferma Marchand in un'intervista pubblicata oggi dal settimanale Weltwoche. A suo avviso questo non è nemmeno difficile da capire: attualmente la SSR dispone di circa 230 milioni di introiti pubblicitari che sono però dipendenti dai programmi, «oggi molto buoni». Un finanziamento attraverso abbonamenti «non sarebbe mai sufficiente, è assolutamente chiaro».

«Non potremmo finanziare un'offerta in quattro lingue e perderemmo la gran parte dei nostri ricavi in pubblicità. No, non c'è un piano B e la cosa non è un gioco. È anche una questione di responsabilità e professionalità. E pure di onestà intellettuale», afferma il 55enne che in precedenza è stato direttore della RTS, la radiotivù romanda.

Che dire - chiede l'intervistatore, il caporedattore ed editore della Weltwoche, nonché consigliere nazionale Roger Köppel (UDC/ZH) - dei 107 dipendenti accreditati al Festival di Locarno e dei 1200 posti di lavoro in Ticino? Secondo Marchand sulla riva del Verbano durante l'evento cinematografico lavorano vari collaboratori con diverse funzioni, tecnici e giornalisti, che producono programmi per radio e tv delle quattro regioni linguistiche. Locarno è anche un punto di incontro del settore: è quindi normale che la SSR sia presente. «Ritengo che sia un modo efficiente per incontrare tutti i nostri partner in così poco tempo». Per quanto concerne la situazione in Ticino «i mille collaboratori di RSI sono lì per adempiere al mandato di produzione che non è dipendente dall'ampiezza del mercato».

Marchand dice di aver comprensione per chi si interroga sull'opportunità di pagare per canali radiotelevisivi che non vengono guardati o ascoltati. «Ma traccio un paragone con il sistema scolastico: in questo caso si è disposti a contribuire con le imposte al finanziamento di una formazione che non si utilizza; perché si ritiene positivo che esista questa offerta formativa».

Per il manager laureato in sociologia - fra i suoi docenti Jean Ziegler - se il popolo dovesse approvare l'iniziativa in votazione il 4 marzo le conseguenze sarebbero pesanti. «È molto semplice e molto chiaro: dovremmo rapidamente ridurre le nostre attività. Un sì a No Billag equivarrebbe alla fine dei nostri programmi radio e televisivi. Dovrebbero essere licenziati 6000 collaboratori, altri 7000 sarebbero toccati indirettamente. Inoltre - ne sono convinto - sarebbe un colpo per la Svizzera, la sua economia, la sua società, la sua pluralità, la sua identità».

Riguardo a una domanda relativa a un possibile successore - magari meno su posizioni vicine alla SSR - di Doris Leuthard quale ministro dei media, che stando all'intervistatore potrebbe rassegnare le dimissioni nel caso di un sì alla modifica costituzionale, Marchand ha detto di non essere in grado di rispondere al momento attuale. E anche in relazione al suo stipendio - oggi 1100 cittadini devono pagare il canone di 450 franchi per raccogliere i necessari 500'000 franchi in busta paga - il direttore generale taglia corto: «sulla mia retribuzione deve parlare con il consiglio di amministrazione».

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