CANTONE
09.11.2017 - 12:330
Aggiornamento : 15:10

«Era un paziente difficile da gestire»

Nel processo per la morte di un giovane ci si interroga anche sui mezzi avuti a disposizione dai quattro medici

BELLINZONA - Ruota tutto attorno al dosaggio e al mix di farmaci che ha portato a complicazioni letali. «Ma quella terapia era inevitabile». È quanto sostengono i quattro medici a processo in Pretura penale per la morte, nel maggio 2014, di un paziente ventisettenne della Clinica psichiatrica cantonale di Mendrisio.

La terapia farmacologica non era però l’unica misura messa in atto in quei giorni del 2014. Il giovane era infatti contemporaneamente sottoposto a una contenzione fisica, per evitare aggressioni. «I farmaci sono invece uno strumento per ottenere un approccio relazionale con il paziente» spiegano i medici interrogati dal giudice Siro Quadri.

«Si trattava di un caso difficile da gestire». Ci si chiede allora, anche sulla base della perizia giudiziaria, se la Clinica psichiatrica cantonale avesse i mezzi necessari per trattare casi di questo genere. Una riflessione che all’epoca avevano fatto pure gli imputati, che - lo dicono in aula - si erano prodigati in cerca di una soluzione. «È stato il caso più complesso della mia carriera professionale» afferma uno di loro.

L’accusa è sostenuta dal procuratore pubblico Zaccaria Akbas. I quattro medici sono difesi dagli avvocati Roberto Macconi, Luca Marcellini, Luigi Mattei e Goran Mazzucchelli.

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