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CANTONE
15.09.2017 - 14:280

«Votare sì banalizza l'educazione alla cittadinanza»

Il Collegio cantonale degli esperti della scuola media si è espresso sulla votazione prevista per il 24 settembre

BELLINZONA - «L’accettazione dell’oggetto in votazione comporterà non un potenziamento della civica e dell’educazione alla cittadinanza, bensì un suo indebolimento e una sua banalizzazione». È questa l'idea del Collegio cantonale degli esperti della scuola media sulla proposta di modifica della Legge della scuola del 1990, in votazione il prossimo 24 settembre.

Il Collegio si dice «preoccupato» in merito alla possibilità di introdurre l’insegnamento della civica per mezz’ora settimanale, pari a due ore al mese, come materia distinta dalla storia e con una nota a sua volta separata.

Gli esperti rilevano innanzitutto come una simile proposta «appaia in palese contraddizione con lo spirito del Piano di studio della scuola dell’obbligo ticinese, approvato dal Consiglio di Stato nell’estate del 2015, in ossequio al concordato HarmoS sottoscritto dal Cantone nel 2009». Secondo tale documento la civica è insegnata nell’area delle scienze umane e sociali (nella dimensione ambiente nel primo e secondo ciclo di scuola dell'obbligo, nelle discipline storia e civica e geografia nel terzo ciclo). L’educazione alla cittadinanza e al senso civico è impartita inoltre nell’ambito delle attività di istituto e delle giornate o settimane progetto; si tratta di una formazione generale il cui insegnamento si colloca sotto la responsabilità dell’intero Consiglio di classe.

«Il docente della scuola dell’obbligo attuale - si legge nella presa di posizione - già si trova oggi a svolgere un ruolo estremamente difficile e delicato. Fornirgli direttive contraddittorie e inconciliabili tra loro non lo aiuta certamente a svolgere il suo compito con professionalità». I docenti di storia non hanno alcuna volontà di tralasciare l'insegnamento della civica, «ogni affermazione contraria appare poco rispettosa dell’impegno quotidianamente profuso da parte del corpo docente».

La modalità d'insegnamento proposta - mezz'ora a settimana o un blocco di due ore una volta al mese -, inoltre, renderebbe la materia «difficile e noiosa, generatrice di demotivazione e passività per l’allievo e futuro cittadino dinanzi al fare politica», in quanto «non lascerebbe il tempo all’approfondimento e condurrebbe alla pura memorizzazione di principi astratti e poco significativi».

Infine, il Collegio cantonale degli esperti «si rammarica del fatto che la proposta non preveda una sperimentazione: alla possibilità di ricorrere a dei correttivi si sostituisce una volontà di controllo che non presenta analogie con le altre discipline».

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