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11.08.2017 - 08:530
Aggiornamento : 14:45

Un nuovo “Il fondo del sacco”, ma gli autori ticinesi a scuola restano tabù

Il capolavoro di Plinio Martini spiegato e rilanciato da Matteo Ferrari e Mattia Pini, giovane dottore in letteratura. L’esperto Guido Pedrojetta: «Alle medie e nei licei si dovrebbe fare di più»

BELLINZONA – «A chi ce l’ha coi migranti forse farebbe bene leggere questo libro. Per non dimenticare che anche noi ticinesi, un tempo, eravamo migranti». Il testo è quello de “Il fondo del sacco” di Plinio Martini. A rispolverarlo è Matteo Ferrari insieme a Mattia Pini, giovane dottore in letteratura che ne pubblica (tramite Casagrande) una versione rinnovata e commentata. «Perché è giusto che le giovani generazioni conoscano questo testo – spiega – il libro parla delle nostre radici, della nostra identità. E anche di temi attuali come quello dello spopolamento delle valli, o appunto della migrazione».

Espressioni colorite – Una donna corta? È una donna sciocca. Essere compagni? Significa essere simili, quasi identici. Dialettismi ed espressioni che trapelano da “Il fondo del sacco”. Un’ampia introduzione, un migliaio di note approfondite, la biografia dello stesso Martini, mappe geografiche unite a riflessioni sulle tradizioni di un tempo che non c’è più.

Decide il docente – L’operazione è senza dubbio di grande utilità pubblica. Purtroppo non sembra essere accompagnata dalla sufficiente sensibilità da parte dell’istituzione scolastica. Perché lo studio degli autori locali nella scuola ticinese resta un tabù. «Più che altro – spiega Guido Pedrojetta, esperto di italiano alla Scuola cantonale di commercio e titolare di una cattedra a Friburgo – dipende ancora tanto dalla sensibilità del docente».

Rifiuto graduale – Perché i vari Chiesa, Zoppi, Filippini non si studiano più a scuola? Pedrojetta abbozza una spiegazione. «Fino al ’68 la letteratura ticinese rappresentava un’imposizione a scuola. Poi c’è stato un rifiuto, graduale ma marcato. Oggi i programmi scolastici fanno solo qualche allusione in merito. Non c’è alcun obbligo, come da una parte è giusto che sia. Bisogna anche dire che i temi sollevati dagli scrittori ticinesi sono spesso lagnosi, legati alla povertà, alle difficoltà di vivere, alla morte. Difficile coinvolgere i giovani su simili argomenti».

Un bacino ridotto – Ma c’è anche un altro aspetto che l’esperto evidenzia. «Stiamo parlando di letteratura della lingua italiana. Il Ticino è un territorio di 380'000 abitanti. In proporzione è normale avere meno autori di prestigio rispetto al bacino italiano. Questo però non significa trascurare completamente gli autori locali. Alle medie e nei licei ticinesi si dovrebbe fare qualcosina di più. I testi dei programmi liceali risalgono a vent'anni fa. Forse, in occasione di una loro ristesura, potrebbe esserci maggiore attenzione per questo ambito».

Esami di maturità – A fare ben sperare è una tendenza in atto da alcuni anni. «Noto che ci sono sempre più giovani che portano le opere degli autori ticinesi all’esame di maturità. Ad esempio “L’anno della valanga” di Orelli, o lo stesso “Il fondo del sacco”. Significa che da parte di alcuni c’è una buona ricettività».

Riti e tradizioni – Anche perché la letteratura locale aiuta a capire chi siamo e da dove veniamo. Pini lo sa bene. «Ne “Il fondo del sacco” si fa riferimento a decine di riti e di tradizioni del nostro passato. Non solo. Il protagonista vive lungo un doppio spartiacque. Quello dello spazio, visto che la vicenda è a cavallo tra il Ticino e la California. E quello cronologico, dal momento che c’è uno spazio temporale di trent'anni dal momento della sua partenza a quello del suo ritorno in patria. E qui subentra il tema del cambiamento, dell’evoluzione. È un testo più attuale che mai».

Commenti
 
JMB 2 anni fa su tio
Io sono giovane e "Il fondo del sacco" mi è piaciuto! E non sono un adulto "acculturato"... Bella questa nuova edizione, dove le introduzioni e i commenti di Pini e Ferrari lo fanno capire meglio!
Max Boh 2 anni fa su fb
Senza togliere alcun merito a Mattia Pini, andrebbe ricordato che questo libro è il frutto del lavoro anche di Matteo Ferrari, il quale purtroppo non è menzionato nell'articolo. http://www.edizionicasagrande.com/libri_dett.php?id=2664
sedelin 2 anni fa su tio
qui sotto sembra "noioso" ciò che richiede un po' di impegno, di immedesimazione negli altri, di... cultura. schade!
curzio 2 anni fa su tio
@sedelin Sarà interessante per un adulto "acculturato". Ma se si vuole stimolare la passione alla lettura a ragazzini delle medie, decisamente non è il libro giusto. Come del resto sta scritto nell'articolo: i temi sollevati dagli scrittori ticinesi sono spesso lagnosi, legati alla povertà, alle difficoltà di vivere, alla morte. Difficile coinvolgere i giovani su simili argomenti.
curzio 2 anni fa su tio
Alle medie ce lo hanno fatto leggere. Un ottimo libro per far passare la voglia di leggere agli allievi. Noiosissimo! "...A chi ce l’ha coi migranti forse farebbe bene leggere questo libro. Per non dimenticare che anche noi ticinesi, un tempo, eravamo migranti ..." E questa frase mi ha fatto passare la voglia di leggere il resto dell'articolo. A chi pronuncia questa frase vorrei ricordare che i migranti ticinesi andavano all'estero a lavorare, a fare lavori umili per mandare a casa qualche soldo. Non si facevano mantenere dai servizi sociali, non reclamavano se non trovavano la polenta come a casa loro. E non si facevano saltare in aria, non investivano le persone ai mercatini di natale.
MIM 2 anni fa su tio
@curzio Concordo. Io alle elementari mi ricordo che ci facevano leggere le poesie di Francesco Chiesa.
curzio 2 anni fa su tio
@MIM Certi libri sono come il dentista scolastico: anche da adulto ne stai alla larga! :-)
sedelin 2 anni fa su tio
purtroppo é vero: i nostri autori, peraltro di grande spessore, sono negletti perché oggi la scuola non educa ma istruisce e basta.
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