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LOCARNO
16.05.2017 - 06:350

«Pene più dure per chi aggredisce o insulta un agente»

Chiacchierata a 360 gradi con Dimitri Bossalini, neo comandante della Polizia Comunale: «Sempre più vicini ai cittadini. Vogliamo che la gente capisca che siamo esseri umani»

LOCARNO – «Questa è casa mia. Sono nato e cresciuto in questa regione. Per me è un ritorno alle origini». Dimitri Bossalini, nuovo comandante della Polizia comunale di Locarno, si presenta così. Con un mezzo sorriso sulle labbra e con una stretta di mano vigorosa. Classe 1962, sposato, padre di tre figli, ha assunto la nuova funzione lo scorso 2 maggio. «La mia priorità? Conquistare la fiducia dei cittadini. Anche quella dei giovani. È grazie alle loro segnalazioni se potremo migliorare ancora di più».

Comandante, nel giorno della sua presentazione, si è definito un mediatore. Ci spiega questo concetto?

Sono un uomo che ama trovare soluzioni. Un tipo concreto, pratico. Ma sono anche aperto al compromesso. È una caratteristica che ho sempre avuto nel DNA.

Ha parlato anche di prossimità. Qual è il suo pensiero a tal proposito?

Nella Valle del Vedeggio, dove ho lavorato per 4 anni, abbiamo debellato la questione degli accattoni in un mese. Grazie alle segnalazioni della gente. Vogliamo avere un contatto diretto con le persone che vivono nei quartieri.

Dovrete tenere d’occhio 17 Comuni, dall’alta Valle Maggia al Gambarogno. È preoccupato?

È chiaro che il territorio di nostra competenza è molto vasto. Ma non sono preoccupato. C’è, ad esempio, chi ci ha già segnalato situazioni potenzialmente allarmanti in alcuni palazzi. Dobbiamo essere in grado di anticipare i problemi. Personalmente posso contare su 33 uomini attivi, a turno, 24 ore su 24, nonché su agenti di quartiere, assistenti e ausiliari. E sulle varie collaborazioni con le altre polizie.

Negli ultimi anni, a causa di episodi legati a singoli agenti, la polizia di Locarno ha subìto qualche danno d’immagine.

Dobbiamo portare ancora più umanità nel nostro lavoro. La repressione non deve essere esagerata. Deve essere giusta. Io mi aspetto che la gente capisca che anche noi siamo esseri umani.

Lei ha iniziato la carriera in polizia lavorando per 11 anni proprio a Locarno, per la Cantonale. Come è cambiato, nel frattempo, il mestiere di poliziotto?

Fare il poliziotto oggi è, in un certo senso, più frustrante. Siamo limitati dal codice di procedura, dobbiamo fare molta attenzione a come ci comportiamo, altrimenti al minimo errore rischiamo di essere accusati di coazione o di abuso di potere. Dobbiamo sempre cercare di mantenere un certo equilibrio.

Le statistiche dicono che in Svizzera, rispetto al passato, le violenze contro i funzionari sono in aumento. Cosa ne pensa?

Sono presidente dell’Associazione delle Polizie comunali ticinesi. Ho intenzione di portare avanti l’idea di inasprire le pene per chi aggredisce o insulta un rappresentante dell’autorità statale.

Trova che le aspettative della popolazione nei vostri confronti siano in aumento?

Assolutamente sì. Le informazioni, grazie al web, oggi viaggiano in modo più veloce. Questo può generare più paure. Il nostro compito è quello di mitigare i timori della cittadinanza, mostrando i dati oggettivi. Spesso, ad esempio, si ha la sensazione che le rapine siano in aumento. Perché se ne parla tantissimo sui media. Poi, però, le cifre oggettive indicano un calo.

Parliamo di giovani. Non a tutti state simpatici. Le dispiace?

Sì. Alcuni hanno un’immagine repressiva di noi. Il 99% dei giovani non è problematico. Con i giovani vogliamo un dialogo. I giovani e gli anziani sono tra i cittadini più curiosi. Per noi rappresentano una grande risorsa, un aiuto. Non un problema.

L’abbiamo sentita tessere le lodi del servizio anti droga di Locarno. Ribadisce il concetto?

Certo. Stiamo svolgendo inchieste importanti. Lo spaccio sulla pubblica via è quasi scomparso grazie a un approccio inizialmente repressivo e in seguito di prevenzione. Certo, ci sono ancora alcuni focolai. Ma siamo vigili.

Di recente a Gordola un 44enne ha perso la vita in discoteca a causa di una presunta aggressione.

Sul caso di Gordola non mi voglio esprimere perché è in corso un’inchiesta. Però posso dire che purtroppo negli ultimi anni abbiamo assistito a un cambio sociale repentino. Quando ci sono alterchi tra le persone, si passa dalla fase di tranquillità a quella di estrema aggressività in pochi secondi. Lo spazio intermedio non c’è quasi più.

Simili episodi non possono essere anticipati?

È difficile. Certe situazioni sono davvero imprevedibili. Bisognerebbe ad esempio cercare di accompagnare le persone recidive, in modo che non commettano più determinate azioni. Il concetto di centro di contenimento, promosso anche dal Cantone, va in questa direzione.

Apriamo una parentesi sulla stazione ferroviaria di Locarno-Muralto. Qualche anno veniva accostata al Bronx.

La situazione è migliorata parecchio. Devo dire che i media e, a seguire anche qualche politico, hanno enfatizzato le cose. I problemi c’erano. Ma non così grandi come venivano descritti.

Quali sono i temi più cari ai suoi cittadini?

La maggior parte della gente ci chiama per problematiche legate al traffico, alla velocità delle auto, ai rumori molesti…

Ecco, sulla questione dei rumori molesti non pensa che si stia un po’ esagerando con le lamentele?

È un tema sensibile per la gente. A Paradiso, dove sono stato comandante per 11 anni, c’era una particolare sensibilità sul tema. Locarno è una città con forte propensione turistica, dove si svolgono diverse manifestazioni di richiamo. È importante stabilire regole che permettano un equilibrio tra le esigenze dei turisti e quelle dei residenti.

Una domanda personale. Perché Dimitri Bossalini ha deciso di fare il poliziotto?

Da giovane ho studiato alla scuola cantonale di amministrazione. Poi ho anche fatto il panettiere-pasticcere. A 23 anni, leggendo un articolo di giornale in cui si diceva che la polizia cercava nuovi agenti, mi si è accesa la lampadina. Io ho sempre avuto un’anima sociale e una predisposizione per il rispetto delle regole.

A volte si sente dire che alcuni si candidano alla scuola di polizia come semplice ripiego. Qual è la sua opinione?

È una leggenda metropolitana che ogni tanto salta fuori. Ci sarà sicuramente qualche caso isolato che corrisponde a questo identikit. In generale però i futuri agenti sono motivatissimi. Anche perché la formazione è molto dura, sia fisicamente, sia intellettualmente.

Come giudica la qualità delle nuove leve?

Ottima. Anche se devo constatare che nei test fisici erano mediamente più tenaci gli agenti delle generazioni passate.

Cosa fa Dimitri Bossalini per staccare la spina?

Ho giocato per tanti anni a calcio, come portiere. Oggi vado in bicicletta, faccio tante passeggiate in montagna con il cane. E poi viaggio. Ho appena visitato il Vietnam e la Cambogia. Luoghi meravigliosi.

Uno dei suoi tre figli fa il poliziotto, tra l’altro proprio a Locarno. Ne va fiero?

Certo. Anche se poi per me gli agenti sono un po’ tutti come dei figli. Non passerò mai notti insonni a causa di un caso che sto seguendo. Ma se uno dei miei agenti ha problemi seri, allora il rischio c’è.

 

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