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15.02.2017 - 16:480

La cura dell’insegnamento per il terzo evento del giubileo della SSPSS

BELLINZONA - Per presentare e sottolineare il lungo percorso e l’evoluzione lungo i 50 anni di vita della Scuola specializzata per le professioni sanitarie e sociali, si sono individuati 5 concetti riassunti partendo dall’acronimo SSPSS:

- Sviluppare una scuola in un contesto che cambia
- Seguire i giovani in una realtà professionale sensibile
- Passioni – Emozioni – Cure
- Sostenere la formazione dei docenti affinché siano al passo con i tempi

L’evento organizzato per martedì 22 febbraio nella sede della SSPSS al centro studi di Trevano ha la forma di una conferenza sul tema “sostenere la formazione dei docenti affinché siano al passo con i tempi”.

Insegnare come pratica di cura e insegnare la cura. Un’espressione ridondante che sembrerebbe esprimere due volte lo stesso concetto. Eppure non è così. I due relatori, i filosofi Guenda Bernegger – docente di etica alla Supsi, Master in Medical Humanities di Bellinzona e Paolo Cattorini – medico e professore ordinario di Bioetica clinica all’Università dell’Insubria - moderati da Marco Driussi, si interrogheranno sulla dimensione umanistica in cui calare il ruolo di coloro che sono preposti all’insegnamento da una parte e alle cure dall’altra. Ciò che accomuna un docente con un infermiere, un operatore socio-sanitario o un addetto alle cure, è la dimensione relazionale. Sia l’insegnante che l’operatore sanitario hanno infatti una propria storia di vita unica che condividono con le persone in formazione o con i pazienti, anch’essi dotati di una propria vita interiore.

Se è vero che la razionalità è un elemento fondamentale nel campo sia dell’educazione che delle cure, la dimensione delle emozioni non può essere dimenticata. Chi lavora nelle corsie di una struttura sanitaria e chi opera tra i banchi di scuola sa che dietro ogni volto, dietro ogni situazione vi è un vissuto che merita attenzione. Un vissuto a volte nascosto che vorrebbe poter emergere e che magari necessita, come ricorda il filosofo Socrate, di una sorta di “levatrice” che gli permetta di venire allo scoperto. Questo è ciò che rende speciale il lavoro nel campo dell’educazione e in quello della sanità: condividere un percorso con le persone che ci stanno attorno esplorando territori a noi stessi sconosciuti attraverso il rapporto con gli altri.

In questi 50 anni di esistenza la SSPSS è passata attraverso diversi radicali cambiamenti, quasi delle rivoluzioni, che l’hanno portata a essere oggi un centro professionale sociosanitario ubicato in due sedi: Trevano/Canobbio (la sede originale) e Giubiasco (più recente e oggi sede principale). La scuola dipende dalla Divisione della Formazione Professionale (DFP) che opera all’interno del Dipartimento dell’Educazione della Cultura e dello Sport (DECS).

La sua missione si caratterizza per l’impegno costante a perseguire un modello educativo globale sempre aggiornato e moderno, rispettoso della personalità degli studenti e della professionalità dei docenti. La Scuola conta oggi oltre 1'000 allievi e circa 140 docenti e prevede 5 curricoli diversi.

La Scuola nasce nel 1966 a Lugano quale sezione paramedica (1 anno preparatorio + 3 anni) della Scuola Professionale della Città di Lugano con il nome di “Scuola preparatoria per le professioni mediche e sociali” con statuto giuridico comunale. Occupa inizialmente alcuni spazi annessi alla Scuola professionale femminile, poi si trasferisce alle Scuole di via Massagno.

“Con la realizzazione di questi eventi organizzati in occasione dei 50 anni della Scuola sotto la supervisione del Consiglio di Direzione – specifica il direttore Claudio Del Don - si vuole favorire lo sviluppo di progetti esplicativi in grado di coniugare sinergicamente gli obiettivi della Scuola, le nuove regole del mercato del lavoro e la percezione dei giovani studenti”.


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