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01.10.2015 - 12:210

L'industria ticinese fa molto per formare i giovani

BELLINZONA - L'industria ticinese fa molto per formare i giovani, e come offerta di sbocchi professionali e di carriera. È il punto della situazione fatto a Bellinzona dall'Associazione industrie ticinesi (AITI).

"È necessario che mondo del lavoro e mondo della scuola" afferma Fabio Regazzi, presidente di AITI "agiscano in modo più coordinato e incisivo, valorizzando i talenti, ma anche quelle carriere più tecniche che garantiscono un futuro professionale moderno, tecnologico e d'avanguardia". I settore industriale ticinese è il terzo settore in Ticino che forma più apprendisti, dopo il settore della sanità e dell'assistenza sanitaria (13%) e il settore dell'edilizia (19,5%).

Numeri alla mano, ha puntualizzato Regazzi, le professioni d’apprendistato conseguibili in una formazione di base industriale sono oltre 40 e coinvolgono i settori delle materie plastiche, dell'orologeria, della chimica e della farmaceutica, della metalcostruzione, dell'energia, dell'alimentazione, delle macchine, del tessile e dell'abbigliamento, della logistica, dell'elettronica, della meccanica e dell'industria grafica e "ogni anno sono 1’400 i promossi nella formazione industriale, agraria, artigianale e artistica (contro i 660 nella formazione commerciale e i 346 promossi nella formazione sanitari)". Tutto bene, dunque?
Affatto. Nonostante ciò, ha continuato il presidente di AITI, nella classifica delle professioni di apprendistato più scelte, le carriere industriali occupano solo l’ottava (polimeccanico), la dodicesima (impiegato in logistica) e la sedicesima posizione (metalcostruttore) e "pur essendo disponibili ogni anno molte posizioni d’apprendistato esistenti nell’industria rimangono vuote, cioè senza apprendisti".

Nessuno dei 54 ragazzi che a giugno 2015 ha finito la scuola media e sono ancora alla ricerca di un apprendistato, ha spiegato Regazzi, sta cercando tra le professioni industriali. Il motivo? Pur essendo
un settore trainante dell’economia cantonale, l’industria non è attrattiva tra i giovani che sono alla ricerca di una formazione per il loro futuro. A incidere, si è aggiunto, è forse la falsa percezione che l'industria sia un luogo di lavoro, dove non esistono possibilità di carriera e i salari sono bassi. Ma non è proprio così, ha sottolineato il direttore di AITI Stefano Modenini: "il salario mediano di 4470 franchi è più alto di quello dei parrucchieri, degli Istituti di bellezza, delle attività di lavanderia e pulitura a secco, delle agenzie di lavoro interinale, del settore dell'alloggio e della ristorazione, del commercio al dettagli o dei giardinieri".

Inoltre, "i quadri nell'industria alimentare possono raggiungere un salario di 12mila franchi, mentre gli stipendi a inizio carriera in produzione possono partire dai 4'500 franchi". Stessa cosa per l'industria farmaceutica, dove non è raro imbattersi in salari fino a 13mila franchi per i quadri e di 5-7mila franchi per il personale a inizio carriera.


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