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Chiesti 32 mesi per l'ex CEO della ParmaTour

Denaro "sporco", miliardi di vecchie lire, sarebbero transitati su conti ticinesi
Ti-Press (archivio)
Chiesti 32 mesi per l'ex CEO della ParmaTour
Denaro "sporco", miliardi di vecchie lire, sarebbero transitati su conti ticinesi
BELLINZONA - Il Ministero pubblico della Confederazione (MPC) ha chiesto oggi al Tribunale penale federale (TPF) una pena di due anni e otto mesi di reclusione, con condizionale parziale, nei confronti di un 63enne italiano sospettato di rici...

BELLINZONA - Il Ministero pubblico della Confederazione (MPC) ha chiesto oggi al Tribunale penale federale (TPF) una pena di due anni e otto mesi di reclusione, con condizionale parziale, nei confronti di un 63enne italiano sospettato di riciclaggio qualificato di denaro e falsità in documenti in relazione al fallimento di Parmalat.

Il MPC ha deciso di far scegliere ai giudici l'entità della sanzione da sottoporre alla condizionale. Viene però assolutamente richiesta una pena pecuniaria di 180 aliquote giornaliere da 150 franchi. Questo perché le azioni dell'uomo sarebbero state motivate da pura avidità. Le aziende Parmalat S.p.a. e Hit International S.p.a. dovrebbero inoltre essere rimborsate per 10,47 milioni di franchi.

Le accuse

L'uomo è accusato di aver sottratto capitali milionari al gruppo alimentare Parmalat e a quello turistico Tanzi tra il 1996 e il 2006 e di averli trasferiti su conti di varie banche ticinesi. Il 63enne, che all'epoca rivestiva funzioni dirigenziali presso Tanzi, lo scorso mese di dicembre è stato condannato in prima istanza da un tribunale di Parma (I) a sette anni di reclusione.

Secondo l'atto d'accusa del MPC, l'italiano, con l'aiuto di fiduciari, avrebbe riciclato in Svizzera complessivamente circa dieci milioni di franchi, di cui sei sarebbero poi finiti direttamente nelle sue tasche.

Sempre secondo la procura, i conti nelle banche ticinesi sarebbero stati aperti a nome di terzi, tra cui società off shore e una fondazione famigliare con sede nel Liechtenstein, con l'evidente scopo di celare l'origine illegale dei capitali. Per raggiungere l'obiettivo l'imputato avrebbe pure falsificato vari documenti. L'uomo avrebbe anche impiegato corrieri per portare parte dei capitali al suo domicilio in Italia.

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