Perchè questi uomini piangono nel cimitero di Neggio?

Lo si saprà, forse, solo a Locarno in Piazza Grande
Lo si saprà, forse, solo a Locarno in Piazza Grande
MALCANTONE. Quattro becchini s’incontrano al bar, ma è per finzione. La storia di un corto che nasce dal basso e mira alto: al Festival di Locarno.
La bara non l’hanno disseppellita ma è un prestito delle Onoranze funebri Monti di Neggio. Solo per dire che questo è un prodotto cinematografico estremamente realistico. Di più, caratteristico. Recitano infatti attori «reclutati per strada e fra i vari bar della regione», ci spiega il regista del cortometraggio, Andrea Boffa (con lui, dietro la cinepresa, Claudio Taiana e Sabina Cattaneo). Davanti invece riconosciamo il meglio che offre il Malcantone. Personaggi che si sono già distinti sulle scene con diverse compagnie dialettali, comunque animali da palcoscenico. Spicca, per evidente mole, il prete, alias Giorgio Cavagna, avvolto a fatica dalla lunga talare nera. Ma il protagonista, la voce narrante che rimanda per analessi agli anni della Seconda Guerra, è Giorgio Dell’Agosti. E poi vi sono Armando Ballarini, Renato Soldati, Pascal Agonistinetti, Franco Capelli, Oscar Prizzon e lo stesso Boffa. Sua l’idea d’ispirarsi a un breve racconto, “Il beccamorto” di Alberto Moccetti. La trama? «Ci sono quattro becchini che si trovano a cena. Il più anziano, Felice, decide di svelare loro un segreto di 50 anni prima... Fra mezz’oretta ricominciamo le riprese, col grande sogno di Piazza Grande» ci saluta Andrea Boffa.
SPI









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