MALCANTONE
28.02.2012 - 16:120
Aggiornamento : 24.11.2014 - 02:10

La Posta elimina i servizi e poi dice che la gente non li usa più

Ennesima chiusura di un ufficio postale per scarsa domanda, stavolta a Sessa. Ma il sindaco: "Non è la domanda che manca, è l’offerta"

SESSA - La Posta è testarda. Oltre due anni di trattative (e nel frattempo miliardi di utili) non sono bastati per impedire l'ennesima chiusura di un ufficio postale, stavolta quello di Sessa. Ma per il gigante giallo anche in questa occasione non si tratta di una chiusura, bensì di un miglioramento del servizio. Per esempio, l'utenza potrà approfittare di orari di apertura prolungati. Eppure il Municipio di Sessa si è battuto strenuamente contro questo "miglioramento del servizio". Chiediamo al sindaco Lindo Deambrosi il perché.

Sindaco, avere la Posta nel negozio di paese non può essere anche un vantaggio?
"Bisogna fare una premessa. Il Municipio combatte questa scelta perché ha un preciso mandato da parte della popolazione di Sessa, che un paio di anni fa con oltre 400 firme ha chiesto il mantenimento dell'ufficio postale."

"Detto questo, siamo un po' stupiti che la Posta vada contro il suo mandato, di assicurare sul territorio un servizio postale capillare. Al contrario, lo sta smantellando. Siamo rimasti molto delusi dal comunicato di stamattina, ma il Municipio comunque farà ricorso presso le istanze superiori."

La Posta presenta il passaggio dall'ufficio postale all'agenzia come un'estensione del servizio. Per esempio per gli orari prolungati...
"È una netta diminuzione! Dire che un ufficio postale normale è uguale a quello che vogliono fare è quantomeno azzardato. Perché la maggior parte dei servizi non verranno più assicurati."

Già ora certi piccoli uffici postali non offrono tutti i servizi.
"È proprio questo il punto. La Posta chiude perché non offre servizi, non perché non c'è la gente. Toglie i servizi sistematicamente. Non è la domanda che diminuisce, ma l'offerta che viene tolta. Se all'ufficio postale vengono tolte delle competenze ovviamente la gente va da un'altra parte."

Quindi già ora l'ufficio postale di Sessa è amputato, diciamo.
"Sì, se io voglio comperare un francobollo di Natale a Sessa non lo posso fare, devo andare a Ponte Tresa. O se voglio fare un invio in massa non posso farlo. La Posta per motivi suoi di razionalizzazione non mette i servizi elettronici nei piccoli uffici, perché costano troppo, e da lì consegue che certi servizi non sono più disponibili. Per cui la chiusura di questi uffici è inevitabile."

I negozi di paese spesso non navigano nell'oro. Mettiamo che quello di Sessa dovesse chiudere. Chiuderebbe anche la Posta?
"Sì, c'è anche questo problema. Se il negozio chiude cosa succede con l'agenzia postale? Nessuno ci ha dato una risposta precisa. Probabilmente verrebbe introdotto il servizio a domicilio. MI auguro che la Posta abbia chiesto perlomeno una certa continuità nel tempo, altrimenti sarebbe un po' come prenderci per il naso."

Magari in un negozio uno si può anche sentire a disagio a fare certe operazioni postali...
"A me personalmente non dà fastidio, ma a certe persone potrebbe disturbare. Se per esempio ho in mano un pagamento per l'Ufficio esecuzione e fallimenti, non ho una grande voglia di farlo vedere alla commessa del negozio. Ma queste sono cose soggettive. Di sicuro se prima il buralista postale era a prova di bomba, lì qualcuno potrebbe avere dei dubbi."

"Ma il vero problema è lo smantellamento dei servizi sul territorio, malgrado ci sia in ballo un'iniziativa popolare firmata da 400'000 persone per fermare questo trend. Siamo contenti anche noi se la Posta fa utili, vuol dire che lavora bene, però questi utili potrebbero essere meglio ridistribuiti."

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