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L'immigrazione non si ferma, Rusconi: "Io me ne andrei a Monte Carlo..."

Nel 2011 oltre 50mila immigrati, nonostante la crisi. Il fenomeno immigrazione visto dal Consigliere nazionale UDC Pierre Rusconi. La battuta: "La Svizzera attrae, anche io ci andrei. Anzi, no. Andrei a Monte Carlo"
Keystone (archivio)
L'immigrazione non si ferma, Rusconi: "Io me ne andrei a Monte Carlo..."
Nel 2011 oltre 50mila immigrati, nonostante la crisi. Il fenomeno immigrazione visto dal Consigliere nazionale UDC Pierre Rusconi. La battuta: "La Svizzera attrae, anche io ci andrei. Anzi, no. Andrei a Monte Carlo"
BERNA - Nel 2011 sono stati 52mila gli stranieri che hanno trovato fortuna in Svizzera. Troppi? Riuscirà la Svizzera a integrare e assimilare una simile ondata migratoria? A rispondere è il Consigliere Nazionale Pierre Rusconi, ...

BERNA - Nel 2011 sono stati 52mila gli stranieri che hanno trovato fortuna in Svizzera. Troppi? Riuscirà la Svizzera a integrare e assimilare una simile ondata migratoria? A rispondere è il Consigliere Nazionale Pierre Rusconi, esponente dell’UDC, partito che lo scorso 14 febbraio ha depositato in Cancelleria federale 136.195 firme a favore dell’iniziativa “Contro l’immigrazione di massa”.

Rusconi, nel 2011 sono arrivati in Svizzera 52mila stranieri. Si potrebbe pensare che per l'economia svizzera ciò rappresenta una buona notizia: 52mila consumatori in più che pagano le tasse, vanno a fare la spesa, vanno ai ristoranti, circolano in automobile, ecc...
“Dipende da come la vediamo. Il segnale positivo è dato dal fatto che l'economia svizzera funziona bene, perché necessita ancora  di manodopera. Manodopera che non è più quella di una volta. E qui veniamo al rovescio della medaglia. In ballo ci sono anche posti di lavoro qualificati, che a volte vengono occupati da personale estero, a scapito del personale indigeno”.

L'economia svizzera, in tutti i casi, mostra segnali incoraggianti di tenuta e dinamismo...
“Indubbiamente. I dati pubblicati ieri, riguardanti la bilancia commerciale, confermano che la Svizzera resta un paese che esporta più di quello che importa. Malgrado la crisi. I settori dell'orologiero e del chimico-farmaceutico tirano e hanno bisogno di personale. La conferma di questo trend arriva da Hayek (il patron di Swatch, ndr). Ha dichiarato che Swatch assumerà altre 400 persone per il nuovo sito di Bienne. Poi, dove andranno a reperire tutti questi impiegati, resta ancora un'incognita”.

A proposito di immigrazione.  All'UDC è riuscita l'iniziativa contro quella di “massa”. Voi cosa chiedete?
Due cose semplici e chiare: vogliamo tornare al vecchio sistema dei contingenti e al principio secondo cui si dà la precedenza agli indigeni  per  un posto di lavoro”.

Diritto di precedenza e clausole che sembrano essere vietate dagli accordi bilaterali...
No, non è vero. Già in un recente passato Doris Leuthard avrebbe avuto l'opportunità di far valere la clausola di contingentamento. Non lo ha fatto e poi si è detta pentita dell'opportunità sprecata. Ora è in arrivo un'altra scadenza. Vedremo cosa deciderà il Consiglio federale. Io penso che ora sarebbe opportuno introdurla, vista la situazione economica difficile che si sta manifestando, anche in Svizzera”.

C’è chi dice che senza bilaterali  la Svizzera non sarebbe riuscita a mantenere il suo benessere e il dinamismo economico che la contraddistingue…
“Mah, guardi, in passato, anche quando in Svizzera vigevano le clausole di contingentamento e di precedenza agli indigeni, l'economia otteneva risultati al di sopra della media europea. Il problema ora in Svizzera è che la disoccupazione non accenna a diminuire, ma sale. Soprattutto in quei cantoni, come il Ticino, dove il frontalierato impera”.

La vostra iniziativa comprende anche la questione dei frontalieri?
“Sì e noi chiediamo che torni la clausola di precedenza ai residenti”.

Lei parlava di cantoni di frontiera. A Berna sembra che si resti abbastanza insensibili alle problematiche peculiari ticinesi...
"Ho avuto modo di parlare dei problemi con l'Italia con il Consigliere federale Burkhalter in persona, in occasione della riunione della Commissione Esteri. La sua risposta è stata chiara: fintanto che l'Italia non risolve i suoi problemi interni, il nostro resta un problema secondario. L'Italia è in fase di stallo, in attesa che la Germania sigli l'accordo di doppia imposizione con la Svizzera. Firmato quello, si sbloccherà il dossier Italia, che comprende black list, ristorni, frontalierato, eccetera”.   

In Germania i Länder a maggioranza SPD sono intenzionati a far saltare l’accordo…
“Vedremo. Qui in ballo non ci sono centinaia o migliaia di franchi, bensì miliardi di franchi. E fanno comodo sia alla Germania sia all'Italia. Che ci siano delle resistenze è ovvio e riguardano questioni interne tedesche”.

La Svizzera tra 20 anni potrebbe contare 9 milioni di persone. Oggi in Svizzera vivono 1,8 milioni di stranieri... Lei pensa che il Paese potrà sostenere una crescita di popolazione simile?
“In Europa la Svizzera conta la più alta percentuale di stranieri, seconda solo a Monte Carlo. Non c'è paese al mondo in cui non viga il principio della preferenza agli indigeni o di quote nei permessi di soggiorno. Guardiamo agli Stati Uniti con la Green Card o all'Australia, per fare qualche esempio. La Svizzera è l'unico paese ad essersi cacciato in un bilateralismo a senso unico. Io ritengo che ci sia un limite fisiologico, oltre al quale un paese viene stravolto. E ormai stiamo arrivando a questo limite”.

Teme il sovrappopolamento?
L'immigrazione porta costi e non solo benefici. Una volta vi era la possibilità di espulsione, ora non c'è più. La questione immigrazione riguarda, per un paese, tutta una serie di problematiche che riguardano l’insieme del suo funzionamento e della sua organizzazione: le costruzioni, la sanità, gli alloggi. Sì, il limite fisiologico, ripeto, c’è”.

Limite fisiologico... Una volta si parlava del 18%. Ora siamo al 22%...
Sì, senza contare una bella fetta di persone che sono state naturalizzate in via agevolata. Culturalmente, intellettualmente, religiosamente il problema si pone. Una immigrazione massiccia può stravolgere l'assetto di un paese. Se l’immigrazione avviene in modo graduale e nei tempi che permettono a una persona, a una comunità di entrare a far parte di un paese e della sua mentalità, il processo è possibile. Se invece il tutto avviene in modo troppo violento, si creano scompensi e tensioni. Anche perché oggi siamo confrontati con una immigrazione diversa da quella di una volta”.

Niente muri?
"Ma no! Io non sono uno di quegli illusi che pensano che l'immigrazione si possa fermare con un muro. il mondo va così e il processo è incontrovertibile. Però tra la constatazione di questa realtà e il fatto di accettare supinamente che il paese venga stravolto per il fatto di aver mantenuto le porte spalancate, ce ne passa. E poi è chiaro: la Svizzera attrae. Anche io me ne andrei in Svizzera. Anzi, tra un po' me ne vado a Montecarlo… (ride, scherzando) Basta porre dei limiti, delle regole, entro i quali si possa permettere l'accettazione sia dei locali sia dai forestieri  di un modus vivendi condiviso. Se ciò non avverrà, le peculiarità del nostro paese verranno stravolte”.

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