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TICINO
23.05.2011 - 16:110
Aggiornamento : 14.11.2014 - 13:26

Sì al carbone dal CdS. Borradori: "I leghisti al Governo ragionano con la loro testa"

Spiegate in un incontro con la stampa le ragioni per sostenere il controprogetto sulla partecipazione di AET alla centrale di carbone di Lünen

BELLINZONA - “I leghisti in Governo ragionano con la loro testa e non necessariamente prendono decisioni  come suggerito dal partito di appartenenza. Divergenze che possono nascere perché in Governo abbiamo la possibilità di un punto di vista diverso e approfondito, ma anche perché abbiamo sensibilità ed inclinazioni differenti. Per quanto mi riguarda la mia scelta di sostenere il controprogetto è coerente con la passata legislatura che aveva già votato all’unanimità la proposta”. Sono le parole che il consigliere di Stato Marco Borradori utilizza per motivare la sua scelta di sostenere il controprogetto sulla partecipazione di AET alla centrale di carbone di Lünen.

Il dato politico più rilevante viene fuori alla fine della conferenza stampa che il Governo, nelle persone di Borradori, Sadis e Beltraminelli, aveva convocato per oggi. Un incontro che ha confermato l’appoggio del CdS al controprogetto in votazione il 5 giugno prossimo insieme con  l’iniziativa “Per un AET senza carbone” che invece vuole la fuoriuscita entro il 2015 dell’Azienda elettrica ticinese dalla centrale di Lünen. 

Un’adesione, quella del Governo, a larga maggioranza. Manuele Bertoli infatti aveva dichiarato la sua contrarietà al controprogetto. Ma come sono andate le cose ce lo ha spiegato il cancelliere di Stato Giampiero Giannella. “Durante la scorsa legislatura il Consiglio di Stato ha votato all’unanimità l’adesione al controprogetto. Appurato che nel nuovo CdS  esiste una maggioranza, l’adesione non è stata sottoposta nuovamente al voto. Che siano favorevoli quattro o tre consiglieri non è importante”. Borradori, in conferenza, ha parlato di larga maggioranza, molto probabilmente intendendo un’adesione dello stesso Gobbi ed il suo stesso intervento politico lo ha in parte chiarito. E del resto, la forte concordanza che esiste tra i Consiglieri è stata espressa anche da Paolo Beltraminelli nel momento in cui qualcuno in sala gli ha fatto notare di avere la stessa cravatta di Borradori: “Bhe, si è così uniti, che lo siamo anche nei dettagli”.

Sadis - Ad aprire, con le motivazioni che hanno portato il CdS a sostenere il controprogetto, è stata Laura Sadis. “Anche il controprogetto, come l’iniziativa, sostiene la fuoriuscita di AET da Lünen, ma solo nel 2035, quando il Ticino avrà nuovamente a disposizione il diritto di utilizzo sulle acque e potrà contare su questa risorsa per la produzione di energia elettrica. Fino ad allora, Lünen sarà una soluzione ponte, con la quale riusciremo a sopperire alle future disdette di alcuni contratti di approvvigionamento elettrico che ci porteranno ad un ammanco di 100MW nel 2020. AET ha investito 23 milioni di franchi, pari al 15% della centrale che è cofinanziata da 30 enti pubblici germanici e austriaci. Se AET dovesse uscire entro il 2015 come vuole l’iniziativa, perderebbe tra i 30 ed i 50 milioni”.

Borradori - “L’iniziativa - secondo Borradori - ha avuto il merito di accelerare la posizione del Cantone sull’energia. Con il controprogetto, seppure con tempi più lunghi, è stato deciso di  non investire in altre centrali a carbone e nello stesso tempo di puntare maggiormente sulle rinnovabili. Infatti, il controprogetto obbliga l’AET a stanziare 100 milioni di franchi che il Governo potrà gestire per rafforzare la produzione di questo tipo di energia. Il controprogetto dunque è in linea e anzi potenzia il PEC che tra l’altro prevede una fase di transizione di 30 anni e Lünen è la soluzione ideale”.

Beltraminelli - Per Beltraminelli l’adesione al controprogetto è fondamentale per il Ticino. “In attesa dei 30, 40 anni che servono al cantone per produrre un fabbisogno energetico sufficiente, la centrale di Lünen è una soluzione. Pensate che a Lugano nel 2012 sarà messo in funzione il centro di calcolo che da solo utilizzerà quanto la città di Lugano, una energia sufficiente a 50 mila abitanti. L’energia è necessaria. La centrale diLünen sarà realizzata anche senza AET per cui, votando l’iniziativa non ci sarà una riduzione di CO2. La centrale a carbone è stata approvata da un governo germanico rossoverde per uscire dal nucleare, e dunque è chiaramente una soluzione transitoria. Tra l’altro, noi siamo certi anche che le miniere da cui viene estratto il carbone sono gestite in maniera corretta e legate a sottoscrizioni etiche globali”.

Salvatore Medici

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