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BELLINZONA
05.10.2009 - 18:230
Aggiornamento : 12.11.2014 - 01:00

Traffico record di cocaina da oggi alla sbarra

Quattro persone sono da oggi a processo per traffico di 250 chili cocaina

BELLINZONA - Due italo-argentini e due cittadine svizzere compaiono da oggi davanti al tribunale penale federale (TPF) di Bellinzona. I quattro devono rispondere di un traffico di almeno 250 chili di cocaina dal Sudamerica verso l'Italia. L'accusa nei loro confronti è di infrazione e contravvenzione alla legge federale sugli stupefacenti e di appartenenza ad un'organizzazione criminale.

Tre dei quattro imputati, in carcere dal giorno del loro arresto (24 gennaio 2007), sono giunti oggi in tribunale scortati dalla polizia. Il quarto imputato, una ticinese di origini svizzerotedesche di 52 anni, si trova invece in libertà provvisoria dal 24 agosto 2007.

Interrogati dal presidente della corte Giorgio Bomo, subito dopo la lettura dell'atto di accusa, i due uomini, di 56 e 54 anni, l'hanno parzialmente respinto. Hanno ammesso la contravvenzione e l'infrazione alla legge federale sugli stupefacenti, ma si sono dichiarati non colpevoli per quanto riguarda l'accusa di appartenenza ad un'organizzazione criminale.

Anche le due donne, la ticinese di origini svizzerotedesche e un'altra ticinese di 46 anni, si sono dichiarate solo parzialmente colpevoli. La 52enne ha riconosciuto di aver aiutato il suo compagno, il 56enne, considerato la mente del traffico e con il quale la stessa ha avuto una figlia. La 46enne, una locarnese che beneficia di una rendita AI, ha ammesso la contravvenzione alla legge federale sugli stupefacenti, ma non l'appartenenza ad un'organizzazione criminale.

I due testimoni ticinesi ascoltati oggi, un commissario e un ispettore della polizia giudiziaria federale donna, hanno spiegato che la parte svizzera dell'inchiesta ha preso avvio su richiesta delle forze dell'ordine italiane, che sorvegliavano da qualche tempo l'attività del clan Morabito-Palmara-Bruzzanti, affiliato alla 'ndrangheta e operante nel milanese. Le intercettazioni telefoniche di alcuni membri del clan hanno permesso di risalire fino al Ticino e ai due italo-argentini che vi risiedevano.

Era il 56enne, un commerciante che aveva gestito un ristorante a Lugano, ad intrattenere relazioni molto strette con un calabrese affiliato al clan Morabito. Stando al Ministero pubblico della Confederazione (MPC), rappresentato dal procuratore federale Sergio Mastroianni, il traffico sarebbe stato orchestrato da quest'uomo assieme agli altri tre imputati proprio per conto della 'ndrangheta.

L'ampiezza del traffico di cocaina, portata in Italia dal Sudamerica, è stata riscontrata dal MPC solo dopo il fermo degli imputati: i quattro stavano concludendo un secondo trasporto di cocaina dalla Bolivia verso l'Italia a bordo di un camper. L'accusa ha così potuto ricostruire un primo trasporto, effettuato secondo le stesse modalità, avvenuto fra il marzo del 2003 e la fine del 2004, dalla Bolivia a Genova passando per l'Argentina, il Cile e il Senegal. Anche in questo caso la cocaina sarebbe stata nascosta nel camper. La droga trasportata, stando al MPC, raggiungerebbe in totale i 250 chili.

Alcuni mesi dopo l'arresto dei quattro imputati, una ventina di membri della 'ndrangheta era stata arrestata nei pressi di Milano. La giustizia italiana ritiene che il clan Morabito abbia gestito per diversi anni il traffico di cocaina dal Sudamerica verso l'Europa.

Domani è prevista l'udienza dei poliziotti italiani. La requisitoria del procuratore federale è attesa invece per mercoledì, mentre la parola passerà alla difesa giovedì. La data della sentenza non è ancora stata resa nota.

 

ats

 

Foto apertura (archivio): Ti-Press 

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