ESTIVAL JAZZ: Swingando sottovoce con Wayne Shorter

La serata di venerdì in Piazza Riforma propone due concerti jazz di altissimo livello, per poi passare al flamenco ed alla musica africana.
Il loro jazz caraibico ("lo dice la parola stessa!") è veramente notevole: composizioni dalla trama ritmico-melodica molto varia ed articolata, su cui solisti improvvisano con freschezza e brio. Molto apprezzata dal pubblico per la sua simpatia e la spettacolarità la presenza scenica del flautista Valentin, che mescola strida, schiocchi ed altri suoni percussivi alle note del suo flauto, trasformandolo in una sorgente ritmica del tutto inusuale. E mentre "big boss" Samuels tiene solidamente le redini del gruppo, il giovanissimo batterista, vera rivelazione della serata, dà spettacolo con la propria verve. Un po' sacrificati invece Steve Kahn e il bassista Rodriguez: il suono di entrambi, ascoltato dalla piazza, risulta poco definito e cupo. Il concerto comunque è stato piacevolissimo, vivace e divertente, e segnaliamo in particolare un brano di Kahn, "Charanga si si", con Valentin nelle vesti di cantante, e poi una scoppiettante ed irriconoscibile "Night in Tunisia" di gillespiana memoria.
Clou della serata, almeno per gli appassionati di jazz, il concerto del quartetto di Wayne Shorter. Il sassofonista americano, protagonista essenziale della storia della musica afroamericana, ha proposto una esibizione di grande intensità, contraddistinta da una particolare cura nella dinamica degli arrangiamenti. Il quartetto, composto oltre a Shorter da Danilo Perez al piano, John Patitucci al contrabbasso e Brian Blade alla batteria (quanto dire il meglio della scena jazz americana) ha mantenuto un tono sempre molto controllato e contenuto, e Shorter è arrivato persino ad esporre alcuni temi in un "pianissimo" poco più che sussurrato di grande fascino. Interessantissima una versione a 78 giri del celebre "Footprints" shorteriano. Tra gli accompagnatori, Patitucci ha faticato un po' a farsi sentire, scontando gli stessi problemi incontrati dagli strumenti a corda del set precedente (e, sembra il caso di dirlo, un po' in tutti i concerti ascoltati fino ad oggi).
Dopo la consegna del premio alla carriera a Shorter, il palco ha accolto il chitarrista spagnolo Paco de Lucia. Per gran parte dei presenti (numerosissimi) il suo concerto è stato con tutta probabilità l'evento di maggiore richiamo della serata. L'inizio della sua esibizione, un De Lucia solitario sul palco immerso in una atmosfera azzurra ed ovattata ad arpeggiare sulla sua chitarra, è un'immagine destinata a rimanere nella memoria. Per il resto tutto da programma, compreso l'entusiasmo del pubblico. Pubblico che è rimasto fino alle 2:00 ad attendere Sam Mangwana ed il suo gruppo. Colui che viene definito l'ambasciatore della rumba congolese ha naturalmente trascinato gli stakanovisti estivalieri (quest'anno particolarmente affezionati ed attenti alla musica africana) in una danza scatenata a notte fonda.
"Sarà una lunga serata", aveva pronosticato Marti. Lo è stata.
Grande conclusione di Estival per sabato: in piazza, in un crescendo di emozioni The Zawinul Syndicate, The World saxophone quartet, i mitici Temptations e Cubanismo "Mardi gras mambo".
Alessandro Zanoli




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