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TICINOTicinesi: quando ci si capisce solo tra di noi

05.12.08 - 14:08
Ticinesi: quando ci si capisce solo tra di noi

BELLINZONA - A chi non è mai successo? Sicuramente a tutti quanti almeno una volta: sguardo interrogativo di un italianissimo interlocutore che non capisce quello che state spiegando: “Ma sì dai, il tipo mi ha fatto i bilux per avvisarmi che c’era il radar!” Ma cosa sono i bilux e perché mai un’automobilista dovrebbe avere paura di un radar? Ovviamente questi termini per noi ticinesi sono chiari e non necessitano spiegazioni. Ma chi non è abituato alla nostra parlata potrebbe trovarsi un po’ spiazzato di fronte ad espressioni come queste o altre come mappetta, pizz, blitz, tipp-ex, guarda fuori bene o l’ormai classico Natel; per fare solo alcuni esempi. Le peculiarità della nostra lingua possono sorprendere un italiano e sicuramente strappano un sorriso anche a noi quando ci soffermiamo a riflettere su questo tema.

Lo Svizzionario

Questi “elvetismi” sono stati raccolti da Sergio Savoia e Ettore Vitale nello Svizzionario, un dizionarietto che ha riscosso un grande successo al punto che gli autori hanno deciso di proporre una nuova edizione, da domani in libreria. Questa volta – come ci spiega Sergio Savoia - oltre alla raccolta di termini con un’aggiunta di una quarantina di parole nuove, l’opera include anche altre due sezioni. Una s’intitola “Per i più secchioni” ed offre interessanti delucidazioni sull’origine ‘avventurosa’ di determinati ticinesismi: come per esempio gremio, chiave Inbus o modina che deriva da un termine toscano legato all’arte. Un’altra sezione s’intitola “Grammatica, chi era costei?” che potrebbe tornare utile a chi di fronte ad un qui, uno sto, un dà o un fa, ha qualche incertezza sull’accento o sull’apostrofo. Il dubbio vi assale anche di fronte a preposizioni sibilline poste prima o dopo un verbo? Questa sezione chiarisce anche questo: si ha bisogno o si parla di qualcosa,  per esempio.

Lo Svizzionario – sottolinea Savoia - vuole essere un modo leggero e divertente per conoscere meglio la nostra lingua, di cui non ci dobbiamo vergognare “perché il Ticino è per certi versi un laboratorio linguistico interessante e il ticinese è un tipo di italiano che può essere considerato migliore rispetto a quello parlato in alcune regioni d’Italia”. Dietro allo Svizzionario c’è un grande lavoro di ricerca e la costante attenzione ai nuovi termini che si aggiungono a quelli già in uso. Proprio per conoscere nuove parole, gli autori dello Svizzionario hanno attivato un sito internet www.svizzionario.ch dove, tra le altre cose, i lettori possono fare le loro segnalazioni.

Parole sdoganate anche dagli esperti

I ticinesismi hanno ricevuto anche l’approvazione, a parte qualche eccezione, del professor Giancarlo Maffei, presidente della Società Dante Alighieri a Lugano, un’associazione che si prefigge di tutelare e  diffondere la lingua e la cultura italiana nel mondo. “In un primo momento – ci racconta – queste parole mi davano fastidio però in seguito - considerando l’uso che se ne fa e la praticità soprattutto per la comprensione reciproca locale – ho capito che non si devono stigmatizzare. Questa ormai è la nostra lingua e piuttosto che ricorrere con grande facilità a termini inglesi o tedeschi meglio usare quelli ticinesi”.

L’autoironia: un’altra caratteristica tutta svizzero italiana?

Il fatto che un dizionarietto simpatico come lo Svizzionario abbia avuto un enorme successo (10'000 copie vendute), la dice lunga sulla nostra curiosità riguardo alla nostra lingua ma soprattutto sulla nostra capacità di sorridere di noi stessi. Ironizziamo su noi stessi e inoltre accettiamo di buon grado chi simpaticamente ci sfotte per il nostro modo di parlare. Sicuramente molti ticinesi avranno riso di gusto davanti alle gag dei signori Rezzonico, Gervasoni e del tenente Huber (alias Aldo, Giovanni e Giacomo) che in una trasmissione Mediaset raccontavano storie dal ‘profondo sud della Svizzera’. Ora vi lascio nella speranza che anche questo articolo vi abbia strappato un sorriso. Vado a farmi una corsetta, quindi devo mettermi il training, o - come direbbero a Bellinzona - il trenikk.

 
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