TICINO
06.03.2008 - 17:130
Aggiornamento : 03.11.2014 - 04:36

Migrazione illegale, Pedrazzini: "Esiste un altro modo per affrontare il problema"

La migrazione illegale resta un problema aperto, senza una chiara risposta che affronti i i problemi si a livello locale che internazinale. È importante applicare le leggi ma lo è altrettanto rispettare il valore della dignità umana. A questo scopo è stato promosso il progetto Ecuador - che in questi giorni sta volgendo al termine - e che presenta un modo nuovo di affrontare il problema della migrazione illegale. Proprio partendo da questa iniziativa si è svolta oggi una giornata di dibattito e di riflessio

BELLINZONA - Alla giornata è intervenuto anche il consigliere di Stato Luigi Pedrazzini che ha sottolineato l'attualità del problema, soprattutto in Svizzera, meta privilegiata per chi vive in situazioni economiche precarie. Le leggi sull'immigrazione, ha ricodato il consigliere, sono molto rigorose e quindi per chi viene da paesi extra comunitari l’entrata legale si è fatta oggettivamente sempre più difficile. Quindi l'alternativa è l'entrata illegale. La risposta delle autorità a questo problema non deve limitarsi all'allontanamento e basta o all'accoglienza a tutti i costi, ha spiegato Pedrazzini.

Il progetto Ecuador indica la via

C'è un'altra strada percorribile, che può combinare due obbiettivi. Da una parte il rimpatrio, dall’altra un aiuto affinché queste persone possano realizzare nel loro paese un progetto di vita personale e famigliare che li induca a non ripartire. E proprio in questa direzione è andato il Progetto Ecuador. Il progetto, secondo il direttore del DI, è oggettivamente realizzabile e sicuramente riproponibile per altre comunità di immigrati. Il progetto dà una risposta interessante non soltanto perché può contribuire a risolvere un problema di presenza illegale, ma anche (soprattutto) perché preserva a comunità povere risorse umane importanti per il loro futuro.

Una risposta politica solidale e lungimirante

La fuga dall’Ecuador non è dettata soltanto da ragioni di povertà economica, ma dalla voglia di uscire da una realtà statica, priva di progettualità e di progetti. Sulla base di queste brevi considerazioni, ha sottolineato Pedrazzini, aiutare queste persone a ritornare nel loro paese non è soltanto una risposta ai nostri problemi di presenza illegale, ma è una vera e propria risposta politica lungimirante e solidale. E anche questo era uno degli scopi della giornata promuovere una visione di solidarietà fondata su un approccio costruttivo, una visione alternativa a quella che considera l’accoglienza e l’assistenza la via da praticare sempre e comunque. "In fondo", ha concluso il consigliere, "non lo scopriamo oggi: l’aiuto vero non lo diamo distribuendo pesci, ma insegnando a pescare!"



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