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TICINO
27.03.2007 - 17:390
Aggiornamento : 13.10.2014 - 14:02

Aborti, Caimi: "Aspettare un bambino non è una malattia"

Presa di posizione di Caimi sui dati forniti dalla Confederazione sugli aborti

BELLINZONA - Carlo Luigi Caimi, deputato al Gran Consiglio per il Partito Popolare Democratico contesta le cifre fornite dalla Confederazione riguardante il numero di interruzioni di gravidanza in Ticino. I numeri, secondo l'avvocato, parlano chiaro. Gli aborti legali nel 2006, come esposto da Caimi nell'interrogazione urgente del 25 febbraio 2007 sono in aumento. Essi infatti si attesterebbero a 614, contro i 590 dell'anno precedente. All'interrogazione non vi è stata finora nessuna risposta da parte del Consiglio di Stato e del problema delle interruzioni di gravidanza, il deputato popolar-democratico ci ha illustrato degli esempi significativi sulla tematica.


Lei contesta i dati della Confederazione...
“Li contesto semplicemente perché sono vecchi. Per il Ticino non c'è nessuna stabilità, ma al contrario un aumento.
La verità è che si è introdotto un rilevamento statistico serio dal 2002. I dati oggi in alcuni Cantoni non sono ancora così disponibili come da noi in Ticino. Completi sì ma, Salvo alcune cose che non vengono a sapersi come il motivo dell'interruzione di gravidanza…”

Come, non viene chiesto?
“Il motivo per cui si chiede un'interruzione di gravidanza non è chiesto. Si può interrompere una gravidanza senza motivo. L'unica cosa che si deve affermare è un'angustia soggettiva”.

Ma allora l'interruzione necessita di una giustificazione...
“Sì, ma in genere si può chiedere una interruzione senza giustificarne i motivi. La donna può abortire semplicemente dichiarando al medico che lei si trova in una situazione di angustia”.
 
Il caso di angustia quindi può essere suscettibile a interpretazioni molto libere...
“Direi proprio di sì. Dalla nostra esperienza decennale constatiamo che i casi gravi e tragici come per esempio quelli di violenza carnale o di malformazione di un bambino si riducono al 2% del totale delle interruzioni di gravidanza. Tutto il resto riguarda decisioni di carattere economico, ideologico e personale”.
 
Sportelli di consulto?
“Dalla mia interrogazione ho chiesto di introdurre una norma che preveda una maggiore consulenza e un maggiore accompagnamento nei confronti di chi si ritrova con questo tipo di problema da parte sia del dipartimento competente, sia del medico cantonale che ha la vigilanza su questo campo. Bisogna fare in modo che le misure fiancheggiatrici che permettono di evitare il ricorso a interruzioni di gravidanza vengano effettivamente realizzate”.

In Ticino mancano appoggi per la donna confrontata con questi problemi? Il consultorio cantonale?
“Il consultorio del Canton Ticino ha grossi problemi, non funziona in questo settore. Si occupa soltanto di questioni burocratiche, ma non fa una vera prevenzione”.

Nessun sostegno?
“Molto poco. Noi chiediamo che invece questo lo si faccia, perché è un impegno già preso nel 2002. L'interruzione di gravidanza depenalizzata non deve lasciare le donne abbandonate a se stesse. Un aborto è una cosa che lascia il segno, anche chi lo vive con distacco, in tutti i casi.
Noi abbiamo sempre fatto vedere il lato positivo dell'aspettare un bambino. Aspettare un bambino non è una malattia”.

Rinunce al bambino, le donne hanno la possibilità di portare a termine la gravidanza e lasciare il bambino in un istituto?
“Sì, ma succede molto poco. Finora ho visto soltanto due casi”.

Come mai quest'aumento di interruzioni di gravidanza? E' un nostro modo più "leggero" di considerare la vita?
“Sono molte le ragioni. Una parte riguarda l'aspetto economico, sicuramente, e un'altra parte riguarda invece una propria scelta di vita. Non si vuole più avere un figlio e basta. Può capitare che una donna, avendo già due o tre figli decida che, per questioni di coppia o di pianificazione familiare decida di rinunciare alla gravidanza. 

Non sono solo casi disperati quindi?
“No, non sono tutti casi disperati, anzi...”

E le minorenni?
"No, alle ragazze 16enni, 17enni non passa per la testa di rinunciare al bambino. E' vero che ci sono dei casi difficili, ma non rientrano nella tipologia classica di interruzione di gravidanza".

Qual è allora questa "tipologia classica"?
"La tipologia classica di oggi riguarda donne che hanno passato la ventina già da molto tempo, spesso hanno già un figlio, hanno situazioni familiari più o meno definite. Spesso questo figlio nuovo che arriva non rientra nei piani. Non nascondiamo anche che spesso il problema è il posto di lavoro. Capita infatti che una donna dopo aver avuto un figlio si reintegra nel mondo del lavoro dopo tempo e quindi con piu fatica. Per necessità finanziaria capita che restando di nuovo in attesa si vede costretta a decidere, o il lavoro, o il bambino".

Questo fa riflettere e coinvolge le politiche familiari adottate dallo Stato...
"Certo. Fino a oggi in questo settore la politica familiare è stata lasciata all'individuo e alle famiglie. Insomma ci si doveva arrangiare come si poteva. Oggi ci si rende conto che lo Stato deve fare politiche familiari attive anche perché, oltre ai problemi etici relativi a un'interruzione di gravidanza, il calo demografico porterà problemi di natura sociale, poiché il cambio generazionale permette il mantenimento del nostro stato sociale come l'AVS".

   
p.d'a.
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