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06.01.2020 - 11:310

«Resto alla guida del PLR»

Malgrado il calo di consensi registrato alle elezioni federali, la presidente Petra Gössi non intende abdicare: «Nei primi tre anni siamo cresciuti, poi è arrivata l'onda verde»

di Redazione
ats

BERNA - Malgrado il calo di consensi registrato alle elezioni federali, contrariamente ai suoi colleghi di UDC Albert Rösti e PS Christian Levrat, la presidente del PLR Petra Gössi intende continuare a guidare il partito anche nei prossimi anni. I liberali radicali dovranno essere più combattivi e useranno più spesso l'arma del referendum, afferma la consigliera nazionale svittese, che continuerà a difendere la svolta verde - un ecologismo borghese - avallata dal partito alla fine dello scorso mese di giugno.

Alle elezioni federali dello scorso autunno «ce la siamo cavata per il rotto della cuffia», ammette la 43enne in un'intervista pubblicata oggi dal Blick. Nell'elezione del Consiglio nazionale, designato con il sistema proporzionale, il PLR ha raccolto il 15,3% dei consensi, 1,1 punti in meno di quattro anni prima. Agli Stati ha conservato lo stesso numero di "senatori" (dodici).

«Certamente» ho pensato alle dimissioni, ma «non abbandono solo perché una volta sono esposta a venti contrari», dichiara la presidente, ricordando che durante i suoi primi tre anni alla testa del partito, il PLR è progredito nei cantoni. Ma poi «è arrivata l'onda verde».

A suo avviso del resto l'esito delle elezioni è congiunturale e dipende dai "megatemi" del momento: nel 2011 aveva fatto banco il disastro nucleare di Fukushima (Giappone), quattro anni dopo la «crisi dei profughi» e lo scorso anno quella climatica.

Insomma, in aprile si presenterà per un nuovo mandato di due anni davanti ai delegati (il PLR elegge i suoi vertici a scadenza biennale). Gössi indica comunque già di essere disposta a rimanere più a lungo, quindi perlomeno fino alle prossime elezioni federali, nel 2023.

Rösti e Levrat hanno invece annunciato che rinunceranno a un nuovo mandato alla testa delle rispettive formazioni politiche. Per entrambi, il calo di consensi alle federali di ottobre è almeno in parte una ragione per gettare la spugna.

PLR più impertinente - La consigliera nazionale, che guida i destini del PLR da quattro anni, ha già pronte delle ricette per rafforzare quello che definisce il polo liberale elvetico, di fronte ai due poli conservatore e sociale. «Dovremo essere più combattivi e impertinenti (...). Dovremo anche impugnare più frequentemente il referendum per combattere le proposte di centrosinistra».

Un'altra chiave dei futuri successi del PLR sarà una politica più verde, secondo i principi accolti dal congresso del 22 giugno scorso su iniziativa della direzione. In questo caso, «se la base non avesse seguito, sarei partita. Su questo aspetto non avrei potuto farmi sconfessare». La svittese nega che l'assemblea dei delegati abbia proceduto per opportunismo politico, a quattro mesi dalle federali. Invece «abbiamo puntato sulla politica ambientale perché il tema ha grande valore per la popolazione».

Ma Gössi sottolinea che il verde del PLR poco o nulla ha a che fare con quello degli ecologisti e della sinistra. «Abbiamo elaborato nostre soluzioni liberali», migliori di quelle dei Verdi che sono confrontati a un conflitto di interessi. Gli ecologisti vogliono energie rinnovabili, ma poi quando si tratta di costruire impianti eolici e potenziare bacini idroelettrici pongono il veto per proteggere l'ambiente, denuncia in buona sostanza la 43enne.

Critiche alla sinistra - Anche in tema di politica europea, Gössi lancia strali a sinistra. «Sono sempre i sindacati a bloccare l'accordo quadro (istituzionale con Bruxelles) da oltre un anno e mezzo».

Al polo sociale ricorda inoltre che la «soglia del dolore» non è lontana in materia di previdenza per la vecchiaia. Sono necessarie soluzioni condivise, ma «i provvedimenti dovranno poter continuare a essere finanziabili anche in futuro».

In ambito di tassi negativi, «in cui si cela un grosso potenziale di esplosione sociale», promette di sollecitare partiti e governo nei prossimi colloqui di Casa Von Wattenwil. «I tassi negativi sono un tema caldo su cui nessuno vuole discutere. La politica deve assumere le sue responsabilità».

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