Keystone
SVIZZERA
01.02.2019 - 16:480

Costituzione, non serve l’equa rappresentanza di genere

Lo ha stabilito la Commissione delle istituzioni politiche del Consiglio nazionale: «Il principio va attuato dai partiti»

BERNA - Il principio di un'equa rappresentanza di genere in seno alle autorità federali non deve essere inserito nella Costituzione. È quanto ha deciso la Commissione delle istituzioni politiche del Consiglio nazionale (CIP-CN), secondo cui le ultime elezioni in Consiglio federale hanno mostrato che tale misura non è necessaria.

Per 13 voti contro 10 e un'astensione, la Commissione ha respinto un'iniziativa parlamentare, alla quale il Consiglio degli Stati - con 20 voti contro 17 e un'astensione - aveva dato seguito lo scorso marzo, indicano in una nota odierna i servizi del Parlamento.

Secondo la Commissione, l'equa rappresentanza di genere deve essere attuata dai partiti politici, sebbene una minoranza reputi che il principio dovrebbe essere garantito a lungo termine e dunque inserito nella Costituzione.

Indennità di partenza - La CIP-CN, come l'omologa commissione della Camera dei Cantoni, si è espressa favorevolmente - con 18 voti contro 5 - in merito all'iniziativa parlamentare che chiede di impedire ai quadri superiori di aziende federali e imprese parastatali di percepire indennità di partenza. La Commissione, aggiungono i servizi del Parlamento, integrerà questa richiesta nell'attuazione di un'altra iniziativa parlamentare, la quale vuole stabilire un limite massimo degli stipendi degli alti dirigenti di aziende federali e parastatali.

La CIP-CN si è inoltre pronunciata a larga maggioranza - 18 a tre e due astensioni - contro un'iniziativa parlamentare che chiedeva di rendere pubbliche le sedute del Consiglio federale. Secondo la Commissione, i partiti eserciterebbero una maggiore influenza sui loro membri in governo, complicando la collegialità e la ricerca del compromesso.

Nella seduta della commissione - riunitasi ieri e oggi - è stato anche deciso a larga maggioranza di aumentare il credito quadro "migrazione" da 190 a 380 milioni di franchi. Tuttavia, verrà contemporaneamente ridotto dell'importo corrispondente quello per la coesione.

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