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11.10.2018 - 15:340

Riforma del servizio civile a rischio referendum

La volontà del Governo di ridurre il numero di ammissioni al servizio civile ha suscitato dure reazioni sia da parte degli oppositori che dei sostenitori dell'attività

BERNA - La volontà del Consiglio federale di ridurre drasticamente il numero di ammissioni al servizio civile ha suscitato dure reazioni sia da parte degli oppositori che dei sostenitori dell'attività. I primi considerano le proposte governative «un attacco senza precedenti» a un diritto iscritto nella Costituzione e hanno già minacciato un referendum.

Le ammissioni al servizio civile sono aumentate in maniera preoccupante fra il 2011 e il 2017, passando da 4670 a 6785. Questa evoluzione mette in pericolo gli effettivi dell'esercito, secondo il Consiglio federale che ha quindi elaborato sette misure per rendere il servizio civile «meno attrattivo».

La revisione della Legge sul servizio civile (LSC), in consultazione fino ad oggi, propone di aumentare a 150 il numero minimo di giorni di servizio. Anche i militari che passano al servizio civile a partire dal primo corso di ripetizione dovranno effettuare più giorni. Inoltre ai soldati che dopo la scuola reclute chiedono di passare al servizio civile (40% delle ammissioni) verrà imposto un periodo di attesa di dodici mesi.

Il PS, i Verdi, il PBD e i Verdi liberali rifiutano categoricamente le riforma. Socialisti e PBD sottolineano che lo stesso Consiglio federale ha constatato in tre rapporti che non vi è alcuna minaccia per gli effettivi dell'esercito. Il servizio civile è diventato un'istituzione importante e svolge preziosi compiti sociali, aggiungono.

Per i Verdi questa riforma mette in questione il servizio civile. Renderlo meno attrattivo non è una soluzione, il vero problema è capire «perché così tante persone abbandonino l'esercito per il servizio civile, anche se quest'ultimo dura di più», precisano dal canto loro i Verdi liberali.

Il progetto è «un attacco senza precedenti» contro il servizio civile, denuncia un comitato contrario di cui fanno parte l'Associazione svizzera per il servizio civile Civiva e il Consiglio svizzero delle attività della gioventù. Se i giovani abbandonano l'esercito dopo la scuola reclute, il problema è l'esercito. Il Consiglio federale quindi, invece di rendere meno attrattivo il servizio civile, dovrebbe rendere più interessante quello militare, afferma il comitato. Sulla stessa lunghezza d'onda anche il Gruppo per una Svizzera senza esercito e Amnesty International Svizzera.

UDC e PLR invece denunciano la libera scelta "de facto" visto che dal 2009 è stato abolito il cosiddetto «esame di coscienza» cui dovevano sottoporsi i candidati e le ammissioni sono aumentate. «Per la sicurezza della Svizzera, questa è un'evoluzione negativa», sostiene il PLR. Il partito chiede che l'efficacia delle misure previste nella revisione della legge venga valutata dopo tre anni e, nel caso si rivelino insufficienti, che venga reintrodotto l'esame di coscienza. L'UDC vorrebbe provvedimenti ancora più duri perché, a suo avviso, le regole attuali permettono di evitare il servizio militare per motivi che nulla hanno a che vedere con la coscienza.

La Società svizzera degli ufficiali e la Comunità di lavoro per un esercito di milizia efficace e che assicuri la pace chiedono anch'esse misure più incisive e la reintroduzione dell'esame di coscienza. Vorrebbero, ad esempio, che la richiesta di ammissione al servizio civile fosse possibile solo all'inizio della scuola reclute.

Il PPD è preoccupato per la riduzione degli effettivi dell'esercito e sottolinea che lo stesso problema esiste per la protezione civile. Il partito sostiene le misure proposte dal governo, anche se non è convinto che siano efficaci.

La Conferenza dei direttori cantonali degli affari militari appoggia il progetto governativo perché ritiene che, a breve termine, possa ridurre il numero di ammissioni al servizio civile. I responsabili cantonali non credono però che queste misure portino ad una diminuzione sostanziale e duratura.

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