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BERNA
12.12.2017 - 13:130

I parlamentari non dovranno dichiarare il proprio datore di lavoro

I deputati in Nazionale hanno difeso lo status quo

BERNA - I parlamentari non saranno obbligati a fornire informazioni sul proprio datore di lavoro. È quanto ha deciso oggi il Consiglio nazionale deliberando sui nuovi regolamenti del Parlamento. In generale i deputati hanno difeso lo status quo.

La legge sul Parlamento (LParl) disciplina una serie di procedure e oggetti in deliberazione che sollevano problematiche complesse e nel corso degli anni è stata modificata più volte.

In diversi ambiti è stata ora nuovamente riscontrata necessità di intervento e le Commissioni delle istituzioni politiche hanno deciso di elaborare un progetto unico, che comprende diverse iniziative parlamentari e riguarda anche l'ordinanza sull'amministrazione parlamentare e del regolamento del Consiglio nazionale.

Durante il dibattito sull'entrata in materia Matthias Jauslin (PLR/AR), a nome della commissione, ha sottolineato che il progetto presentato è equilibrato e che respingerlo non farebbe altro che procrastinare, rimandando i problemi a data da stabilirsi.

Ad opporsi al progetto in blocco c'era in particolare la destra: «il testo non contiene nessuna modifica particolarmente rilevante o fondamentale, per questa ragione il nostro gruppo ha deciso di respingerlo», ha detto ad esempio Bernhard Guhl (PBD/AG). «Il sistema attuale funziona e le proposte sono fondamentalmente inutili», ha aggiunto.

Il governo ha dal canto suo sottolineato che spetta al Parlamento decidere come intende migliorare la sua organizzazione e le sue procedure. Per tutti i punti che non si ripercuotono sul ruolo del Consiglio federale non ha quindi espresso il suo parere. L'entrata in materia è stata approvata con 94 voti contro 80 e 3 astensioni.

Datore di lavoro - Il punto più rilevante del dossier è probabilmente quello riguardante l'obbligo di indicare le relazioni d'interesse cui sottostanno i parlamentari, che nell'idea della maggioranza della commissione andrebbe ampliato fornendo informazioni anche sul datore di lavoro.

Gerhard Pfister (PPD/ZG) si è però opposto con successo a questa modifica, invitando i colleghi a rimanere alla prassi attuale, che «è più che sufficiente». «Non ci porta nessun valore aggiunto conoscere il datore di lavoro di un deputato, l'importante è sapere il tipo di professione», ha sottolineato.

«È importante sapere per chi lavora un deputato», ha dal canto suo vanamente replicato Beat Flach (PVL/AG). «La trasparenza è fondamentale nella nostra attività di politici», anche perché non richiede grandi energie annunciare ogni anno semplicemente per chi si lavora, magari compilando un formulario online. La modifica è stata bocciata con 104 voti contro 80 e un astenuto.

Altri punti - Un altro tema affrontato è stato quello dei documenti delle commissioni: i deputati hanno respinto - con 113 voti contro 72 e un astenuto - una proposta volta a rendere possibile la pubblicazione, salvo nel caso dei verbali.

Niente da fare nemmeno per una modifica secondo la quale in Parlamento i decreti federali concernenti le iniziative popolari non dovrebbero più essere sottoposti alla votazione finale. Il governo si è opposto con successo a tale cambiamento, sottolineando che la votazione finale conclude in modo chiaro le deliberazioni. Consente anche a chi osserva dall'esterno di seguire con facilità il processo parlamentare.

Respinta pure la proposta di stralciare il venerdì dell'ultima settimana di sessione. I deputati hanno invece accolto - con 105 voti contro 74 e 6 astenuti - una proposta di Marco Romano (PPD) che ha impedito di modificare tutti gli orari di un quarto d'ora (ad esempio inizio alle 8:15 anziché alle 8:00). La seduta dell'ultimo venerdì terminerà alle 13:00. Il Consiglio federale ha fatto notare che anche il governo si riunisce regolarmente in seduta l'ultimo giorno di sessione, si dovrà quindi tenere in considerazione questo fatto in caso di temi che richiedono la presenza di ministri.

A livello di indennità giornaliere, si è deciso di non cambiare niente, respingendo una proposta volta a instaurare una compensazione di 220 franchi per ogni mezza giornata, anziché i 440 franchi per giornata come ora. L'obiettivo era di non far pagare un giorno intero anche quando la sessione termina alle 13:00.
 
 

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