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BERNA
13.10.2017 - 15:040
Aggiornamento : 16:57

Amstutz lascia la presidenza del gruppo parlamentare UDC

Il successore del consigliere nazionale bernese sarà noto il 17 novembre

BERNA - Il consigliere nazionale bernese Adrian Amstutz lascia la presidenza del gruppo parlamentare dell'UDC. Il suo successore, che sarà eletto il prossimo 17 novembre, avrà così il tempo di preparare le prossime elezioni federali dell'autunno 2019.

Lo ha indicato lo stesso Amstutz oggi nel corso di una conferenza stampa in cui l'UDC ha tracciato un bilancio a metà legislatura. Al suo termine, il consigliere nazionale non si ripresenterà e non sarà neppure candidato per il Consiglio degli Stati. Il regolamento dell'UDC cantonale bernese impedisce infatti una nuova candidatura per i membri che hanno trascorso quattro legislature in parlamento.

Amstutz, fatta salva una inverosimile mancata designazione all'interno del partito, continuerà a operare nella direzione dell'UDC. "Ho figli e nipoti che si aspettano che continui a battermi perché possano vivere fuori dall'Unione europea".

Formalmente gli interessati al posto di capogruppo e alle altre funzioni dirigenziali del partito, pure rinnovate il 17 novembre, hanno tempo fino alla fine di questo mese per manifestarsi. "Il candidato deve avere solide capacità dirigenziali", ha detto il presidente dell'UDC svizzera e consigliere nazionale bernese Albert Rösti, ricordando che il gruppo conta ben 74 membri.

Rispondendo ai giornalisti che hanno fatto notare i tempi ristretti, Amstutz ha indicato che l'UDC ha una strategia precisa per designare il suo successore, "ma una strategia rivelata ai media non è più tale".

"Con la partenza di Amstutz, l'UDC perde una personalità forte come capogruppo e come politico. Vogliamo mantenerlo negli organi direttivi", ha detto Rösti.

Quanto al bilancio di metà legislatura, i toni sono assai foschi. Il capogruppo uscente non ha esitato a parlare di "chiara delusione" e di "disinganno" in occasione delle votazioni finali alle Camere federali. Stando alle statistiche presentate dall'UDC, la destra "è riuscita ad imporsi sulla maggioranza di centro sinistra solo in 23 dei 915 voti finali e il parlamento ha votato unanimemente contro il PS solo sette volte".

La presunta svolta a destra del parlamento - dopo le elezioni del 2017 PLR e UDC assieme in Consiglio nazionale dispongono della maggioranza assoluta di 101 seggi su 200 - non c'è stata, ha lamentato Rösti. "Se un terzo del PLR vota a sinistra, il risultato può essere solo a sinistra", ha deplorato il presidente democentrista. La divisione all'interno dei liberali radicali ha causato il mancato affossamento della Strategia energetica 2050, che Rösti ha citato come esempio particolarmente significativo della spaccatura che attraversa il PLR.

"La maggioranza assoluta al Nazionale crea aspettative" tra gli elettori, ha ammonito Amstutz. "L'UDC deve avanzare compatta e il PLR più a destra per avere successo", ha aggiunto tacciando il Consiglio degli Stati di "Camera di sinistra" - assieme i gruppi PPD e PS vi dispongono di una maggioranza di 25 seggi su 46.

Il responsabile della strategia del partito, il già consigliere federale Christoph Blocher, ha assicurato che l'UDC continuerà a fare una "politica del lungo termine", la stessa che ha permesso al partito di passare da poco più del 10% dei consensi a oltre il 29% in trent'anni.

I temi sono quelli di sempre: in primo luogo l'indipendenza della Svizzera, lottando contro un accordo quadro istituzionale con l'Ue. Per conservare la libertà del Paese Blocher ha ricordato anche l'iniziativa popolare dell'UDC "Il diritto svizzero anziché giudici stranieri (Iniziativa per l'autodeterminazione)", che il Consiglio federale raccomanda di respingere.

Un altro tema forte è la lotta per moderare l'immigrazione. Dato che il parlamento ha travisato la volontà popolare nella legge d'applicazione dell'iniziativa "Contro l'immigrazione di massa", il partito si appresta a lanciare un nuovo progetto di modifica costituzionale. Il comitato direttivo democentrista adotterà proprio il prossimo 27 ottobre la nuova iniziativa contro la libera circolazione delle persone. Come già indicato, la raccolta delle firme è prevista l'anno prossimo.

Altri temi sono una politica d'asilo "rigorosa" e la volontà di moderare la fiscalità. "Sarà il popolo a dover trarre le conclusioni di questa legislatura nel 2019".

 

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