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SVIZZERA
28.08.2019 - 11:050

Indice CS/CFA: analisti poco ottimisti sulla congiuntura

Calano le prospettive di crescita dei partner commerciali. Situazione preoccupante anche per l'industria delle macchine

ZURIGO - L'umore degli analisti finanziari rispetto all'andamento dell'economia svizzera nei prossimi sei mesi si è notevolmente deteriorato in agosto. Ciò è dovuto principalmente alle minori prospettive di crescita dei principali partner commerciali della Confederazione. Un operatore di borsa su due si aspetta inoltre una riduzione dei tassi d'interesse.

L'indice CS/CFA - calcolato da Credit Suisse e da CFA Society Switzerland e che misura le aspettative degli esperti economici - è sceso in agosto a -37,5 punti, dai -24,0 punti di luglio. L'indice si è quindi riportato sui livelli che si erano registrati all'inizio dell'anno, indica oggi un comunicato di Credit Suisse.

La valutazione rispetto alla dinamica delle esportazioni e del tasso di disoccupazione in Svizzera è rimasta più o meno uguale a quella del mese precedente. Gli analisti sono invece diventati più pessimisti riguardo ai futuri sviluppi economici, in considerazione delle diminuite aspettative di crescita dei principali partner commerciali della Svizzera.

Sul fronte dei mercati azionari internazionali gli specialisti mostrano maggiore prudenza. Per i titoli svizzeri ritengono invece che il corso delle azioni abbiano un potenziale di crescita. L'attuale crisi geopolitica, affermano, favorisce le azioni difensive, ma accresce anche la reputazione del franco come porto sicuro.

Tra gli esperti intervistati sono in netto aumento coloro che prevedono un rafforzamento della valuta elvetica rispetto all'euro e al dollaro. Uno su due si aspetta inoltre una riduzione dei tassi d'interesse in Svizzera, dopo le ultime decisioni espansive della Federal Reserve statunitense e della Banca centrale europea, che potrebbero mettere la Banca nazionale svizzera sotto pressione.

L'indagine è stata condotta dal 12 al 20 agosto. Vi hanno partecipato 25 analisti.

MEM: situazione preoccupante, crollano gli ordinativi - La situazione si fa difficile per l'industria svizzera delle macchine, elettrotecnica e metallurgica (MEM): a causa della debolezza congiunturale e del franco forte le nuove commesse sono scese nel primo semestre del 12,5% rispetto allo stesso periodo dell'anno scorso. E non vi sono miglioramenti in vista.

Dopo la contrazione del 5,1% nel primo trimestre, nel secondo gli ordinativi in entrata sono crollati del 19,5%, indica Swissmem in comunicato odierno. Tuttavia non va dimenticato che tra aprile e giugno 2018 le commesse avevano raggiunto un livello molto elevato: l'entità del declino è quindi legata ad un certo effetto di base. Ciononostante, la flessione è significativa.

Citato nella nota, il direttore di Swissmem Stefan Brupbacher afferma che "gli ultimi sviluppi sono motivo di grande preoccupazione". Di recente sono aumentati i rischi esistenti di politica economica, cosa che ha contribuito al rinnovato apprezzamento del franco. Inoltre la congiuntura si sta indebolendo nei più importanti mercati di vendita. Tutti questi fattori smorzano le aspettative per i prossimi mesi. Swissmem parte dal presupposto che la domanda continuerà a diminuire: per i prossimi dodici mesi, se non vi saranno distorsioni politiche o economiche di rilievo, "lo scenario migliore è quello di una stabilizzazione a un livello più basso".

In calo anche il giro d'affari e l'export - Nel primo semestre del 2019 sono diminuite anche le vendite, con un calo di -1,9% rispetto allo stesso periodo dello scorso anno. La suddivisione trimestrale ha comportato un calo di -1,1% nel primo e di -2,6% nel secondo trimestre. Il calo del fatturato non è così marcato rispetto alle commesse acquisite, in quanto le aziende continuano ad attingere al buon portafoglio ordini dell'anno precedente. L'andamento negativo colpisce in modo analogo sia le grandi imprese che le piccole e medie imprese.

Il calo delle commesse ha avuto per le aziende un impatto sull'utilizzo delle capacità produttive. Dopo che nel quarto trimestre del 2018 ha raggiunto il livello molto alto del 91,6%, esso è sceso all'89,3% nel primo trimestre del 2019 e all'86,6% nel secondo. Stando all'ultima indagine del Centro di ricerca congiunturale del Politecnico federale di Zurigo (KOF), nel luglio 2019 l'utilizzo della capacità produttiva ha raggiunto l'83,7%, ben al di sotto della media pluriennale dell'86,4%.

Nel primo trimestre - dati più recenti non sono ancora disponibili - il numero di dipendenti dell'industria MEM è salito a 322'800, il 2,6% in più dello stesso trimestre dello scorso anno. Tuttavia, a causa del calo delle commesse e dell'utilizzo delle capacità produttive, Swissmem non prevede che nei prossimi mesi possa verificarsi un'ulteriore crescita dell'occupazione. Al contrario, in singoli casi sono già stati decisi dei tagli di posti di lavoro e l'introduzione dell'orario di lavoro ridotto.

Nella prima metà del 2019, le esportazioni di merci dell'industria MEM hanno raggiunto un valore di 34,5 miliardi di franchi, l'1'% in meno rispetto al primo semestre dello scorso anno. Le esportazioni hanno avuto uno sviluppo diverso nei singoli gruppi di prodotti: sono calate quelle di metalli (-6,2%), macchine (-5,2%) e elettrotecnica/elettronica (-0,9%); sono aumentate solo le quelle di strumenti di precisione (+4,0%). La ripartizione geografica mostra un calo delle esportazioni di merci verso l'Unione europea (-1,5%) e l'Asia (-2,6%), mentre quelle verso gli Stati Uniti hanno continuato a svilupparsi positivamente (+5,1%).

La politica sostenga l'industria - Alla luce di questi sviluppi, la politica deve agire e sostenere l'industria in Svizzera. Il presidente di Swissmem Hans Hess sottolinea che "non vogliamo sovvenzioni. Vogliamo però condizioni quadro migliori. E abbiamo finalmente bisogno di chiarezza per quanto riguarda le nostre relazioni con l'UE." Pertanto egli invita il Consiglio federale, il parlamento, le parti sociali e l'amministrazione "a considerare seriamente le esigenze dell'industria di esportazione. Solo in questo modo l'industria MEM potrà continuare ad avere successo anche in futuro, a partire dalla Svizzera".

L'organizzazione ha allestito un elenco dettagliato di requisiti - in gran parte già noti - che riguarda sia la politica interna che quella estera. In particolare l'accordo istituzionale quadro con l'UE - il quale permette un accesso quasi incondizionato al principale mercato di smercio - dev'essere sottoscritto entro la fine di ottobre.
 
 


 
 

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