Keystone
SVIZZERA
15.07.2019 - 17:210

Il franco svizzero si rafforza, ma la BNS non interviene

La spiegazione è la somma di numerosi fattori

BERNA - Da qualche tempo, il franco svizzero è ridiventato quel "porto sicuro" per gli investitori in caso di turbolenze economico-finanziarie. L'incertezza politica e le speculazioni su un'eventuale riduzione dei tassi di interesse pesano sia sull'euro che sul dollaro. Finora, tuttavia, la Banca nazionale svizzera (BNS) non è intervenuta sul mercato per arginare l'apprezzamento della moneta nazionale.

Alle 15.00, si scambiavano 1.1073 franchi contro un euro e 0.9829 franchi contro un dollaro. Tuttavia, come affermato oggi a Keystone-Ats da Thomas Stucki, economista alla Banca Cantonale di San Gallo, è ancora troppo presto per un intervento della BNS sul mercato delle divise.

«Il franco si è apprezzato solo di pochi centesimi. La Banca nazionale non ha ancora fatto nulla in merito a tali movimenti». L'euro è sceso rispetto al franco da 1,15 a 1,11 franchi e il dollaro da 1,02 a 0,98 franchi. «È troppo poco. Affinché la Banca nazionale possa intervenire, il franco dovrebbe rafforzarsi notevolmente".

Secondo Stucki «è improbabile che la Banca nazionale intervenga fino a quando non sarà superata la soglia di 1,10 franchi contro un euro». Tuttavia, al ritmo attuale tale limite potrebbe presto essere oltrepassato. La banca centrale potrebbe quindi essere costretta ad intervenire, ha indicato oggi Valiant Bank nel suo commento valutario.

«Più è alto l'apprezzamento del franco sull'euro, maggiori sono le probabilità che aumenti il nervosismo in seno alla BNS», ha affermato a Keystone-Ats Ulrich Leuchtmann di Commerzbank. La paura del mercato su un eventuale intervento della BNS si sta erodendo e, secondo Leuchtmann, «questo non è un buon segno per le autorità monetarie elvetiche». A suo avviso, la paura di un possibile intervento è solitamente più efficace dell'intervento stesso

Non c'era una ragione univoca per spiegare l'apprezzamento del franco svizzero. «È piuttosto la somma di numerosi fattori come i bassi tassi di interesse in America, i problemi in Europa con l'Italia e l'incertezza sulla politica mondiale (ossia l'Iran). Ognuno di questi fattori da solo - secondo Stucki - non farebbe scattare nulla, ma assieme spingono un numero sempre maggiore di investitori a rifugiarsi nel franco svizzero».

Secondo gli operatori di Valiant Bank attivi sul mercato delle divise, la situazione attuale riflette maggiormente la debolezza dell'euro che non la forza del franco. La debolezza della moneta unica risiede nella crescita estremamente debole, quasi anemica, e soprattutto nella mancanza di volontà di affrontarne le cause, sottolinea la banca nella sua analisi.

Per gli esperti, sono necessarie riforme strutturali per stimolare la crescita. Ma i governi dei paesi della zona euro non sono disposti a farlo e preferiscono invece affidarsi ai presse della BCE, spinta a stampare moneta. Dal momento che il successore designato di Mario Draghi alla testa della Bce, Christine Lagarde, non sembra paladina di una politica monetaria conservatrice "alla tedesca", "è improbabile che questa situazione cambierà". E «ciò potrebbe accentuare ulteriormente la tendenza al ribasso a lungo termine dell'euro».

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