Keystone
SVIZZERA
09.10.2018 - 11:050

Too big to fail: «Il problema è quasi risolto»

Per il professore di economia Aymo Brunetti le banche svizzere dispongono oggi di una regolamentazione che esclude la necessità di un intervento dello Stato in caso di insolvenza

BERNA - Non si parlerà più in Svizzera di aiuti statali a una grande banca. È quanto sostiene il professore di economia Aymo Brunetti, secondo il quale il problema degli istituti finanziari "troppo grandi per fallire" (too big to fail) è stato quasi risolto, per lo meno a livello concettuale.

Le banche devono compiere un ultimo passo: presentare all'organo di vigilanza sui mercati finanziari (Finma) le loro soluzioni di emergenza entro la fine del 2019. «Se verranno accettate, avremo un piano in caso di grave crisi», ha affermato Brunetti, che ha preso parte all'elaborazione della regolamentazione, in un'intervista alla agenzia Keystone-ATS. «È il massimo che si poteva ottenere».

Oggi le grandi banche devono disporre di sufficiente capitale proprio per poter assorbire eventuali perdite. Devono però anche essere organizzate in modo da poter essere divise in caso di crisi, per consentire alle parti di rilevanza sistemica di sopravvivere. La regolamentazione è una reazione al tracollo finanziario che ha portato al salvataggio statale di UBS.

L'inevitabilità dell'aiuto «mi ha scioccato», ricorda Brunetti, che all'epoca era alla testa della Direzione della politica economica della Segreteria di stato dell'economia (Seco). Un imprenditore che investe male e prende decisioni sbagliate deve poter fallire in casi estremi. Eppure non si è potuto lasciare che UBS lo facesse.

Secondo Brunetti, c'è il rischio di una nuova crisi, a causa della grande offerta di liquidità da parte delle banche centrali. Può anche darsi però che non si arrivi a tanto, dato che oggi le banche possono affrontare meglio le perdite. «È possibile che in caso di crollo siano soprattutto investitori privati e casse pensioni a farne le spese».

Malgrado la forte concorrenza, secondo Brunetti la piazza finanziaria elvetica continua ad essere attrattiva a livello internazionale. «Non c'è stato nessun esodo di attività bancarie, anche se c'era timore che ciò avvenisse con l'abbandono del segreto bancario», ha concluso il professore, precisando che «tutto quello che facciamo è il minimo indispensabile».

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