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SVIZZERA
18.07.2018 - 07:560
Aggiornamento : 30.08.2018 - 09:04

Raiffeisen: il CEO lascerà a fine anno

Patrik Gisel resterà in carica fino al termine del 2018 per garantire una normale transizione. La procedura di selezione per il suo successore è già in corso

SAN GALLO - Le voci circolavano da giorni e la notizia diventa oggi ufficiale: il presidente della direzione di Raiffeisen Patrik Gisel ha annunciato che si dimetterà dall'incarico alla fine dell'anno e lascerà l'istituto. Il manager era da tempo sotto pressione nell'ambito della vicenda che ha portato in carcere il suo predecessore, Pierin Vincenz.

«Con le mie dimissioni intendo rasserenare il dibattito pubblico su di me e sulla banca e proteggere la reputazione di Raiffeisen», afferma Gisel, citato in un comunicato odierno di Raiffeisen. Il 56enne era alla guida operativa dall'ottobre 2015. Per garantire una normale transizione, Gisel manterrà la sua funzione sino alla fine del 2018. Il consiglio di amministrazione (Cda) ha già avviato la ricerca di un successore.

Il fatto che Gisel rimanga al suo posto sino a fine anno non è probabilmente da considerare la classica mossa di circostanza impiegata in queste occasioni, osserva l'edizione online della Neue Zürcher Zeitung: una partenza immediata del CEO avrebbe infatti portato a un pericoloso vuoto di potere, considerato che alla testa del Cda figura solo ad interim Pascal Gantenbein, dopo che in marzo Johannes Rüegg-Stürm ha gettato la spugna.

Un'assemblea dei delegati straordinaria è prevista l'11 novembre, ma la conferma di Gantenbein non appare per nulla scontata. L'ultima assemblea svoltasi a porte chiuse a metà giugno a Lugano ha messo in luce una forte irritazione da parte della base dell'istituto, organizzato in 255 banche giuridicamente indipendenti che fanno capo alla società cooperativa Raiffeisen Svizzera, alla guida strategica dell'intero gruppo.

Nel mirino vi è quanto successo fra il 2012 e il 2015, quando CEO era Pierin Vincenz che - questo è il sospetto - con una mano operava a nome della banca e con l'altra gestiva in parallelo i suoi investimenti privati. La banca aveva infatti assunto numerose partecipazioni in altre aziende: la Autorità federale di vigilanza sui mercati finanziari (Finma) ha in tal ambito constatato gravi lacune, affermando che il Cda ha disatteso il suo obbligo di vigilanza, consentendo a Vincenz di trarre potenzialmente vantaggi economici a danno della banca.

Caduto in disgrazia dopo essere stato a lungo trattato come una star - ha dovuto abbandonare diversi consigli di amministrazione, fra cui quelli di Helvetia e Repower - il banchiere grigionese 62enne (CEO di Raiffeisen fra il 1999 e il 2015) è anche sotto inchiesta penale. È accusato di amministrazione infedele dalla giustizia zurighese: finito in manette, ha trascorso tre mesi e mezzo in detenzione preventiva ed è stato scarcerato a metà giugno.

Fin dallo scoppio dello scandalo, che ha messo l'intero gruppo Raiffeisen sotto pressione, i riflettori sono stati puntati anche su Gisel, che è stato a lungo vice di Vincenz: possibile - si chiedevano taluni - che nulla sapesse delle attività del suo superiore, considerando che in diverse società partecipate svolgeva pure un ruolo di primo piano?

Il Cda aveva però sempre rinnovato il pieno sostegno nei suoi confronti. Anche quando Gisel - studi a San Gallo e trascorsi presso Società di Banca Svizzera (SBS) e UBS, nonché docente all'Università di Zurigo - è stato interrogato come persona informata sui fatti nell'ambito dell'inchiesta della procura zurighese.

Ora forse Gisel viene considerato dall'organo di vigilanza come parte del problema e non della soluzione: lo stesso comunicato odierno di Raiffeisen fra riferimento al fatto che «nell'ambito della fase di rielaborazione dell'era del suo predecessore, il dott. Pierin Vincenz, Patrik Gisel è stato più volte pubblicamente criticato in quanto allora suo sostituto». Il Cda sottolinea però anche che né dal procedimento condotto dalla Finma, né dai risultati parziali dell'indagine indipendente attualmente in corso e relativa all'era Vincenz sono emersi illeciti a carico di Gisel, «la cui integrità rimane ineccepibile», viene sottolineato.

«Ringraziamo Patrik Gisel per il suo eccezionale impegno a favore dell'intero gruppo bancario», afferma il presidente Gantenbein, citato nella nota. «Negli ultimi tre anni ha guidato l'azienda con diligenza e con grande successo, adottando misure strategicamente importanti per il suo ulteriore sviluppo e riscuotendo grande stima».

Non è imputato - Patrik Gisel non è considerato imputato nell'ambito del procedimento che interessa il predecessore Pierin Vincenz: lo ha indicato all'agenzia finanziaria Awp la procura zurighese. Il ministero pubblico non rivela invece se l'autorità stia indagando nei confronti dello stesso manager.

In marzo Raiffeisen aveva confermato che Gisel era stato interrogato dagli inquirenti zurighesi. La banca aveva fatto allora sapere che nei confronti del CEO non era stato avviato alcun procedimento penale.

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