Keystone
SVIZZERA
09.11.2017 - 10:360
Aggiornamento : 30.08.2018 - 09:04

Impianti fotovoltaici: c'è un «notevole potenziale di incremento»

A dirlo è uno studio commissionato dall'Ufficio federale dell'energia. Promettenti anche eolico e biomassa

BERNA - In previsione futura, tra le energie rinnovabili in Svizzera è il fotovoltaico a presentare il maggior potenziale di incremento. È quanto mostra uno studio effettuato su mandato dell'Ufficio federale dell'energia (UFE) e pubblicato oggi.

Secondo l'indagine effettuata dall'Istituto Paul Scherrer (PSI), per sfruttare il potenziale del fotovoltaico - in particolare per l'orizzonte temporale 2035-2050 - la produzione discontinua di energia elettrica attraverso impianti decentralizzati richiede misure adeguate che ne consentano l'integrazione nel sistema.

Anche gli impianti eolici presentano un considerevole potenziale di incremento come pure, a lungo termine (2050), la produzione di energia elettrica a partire dalla geotermia profonda, si legge in un comunicato dell'UFE. Quest'ultima opzione è però collegata a notevoli incertezze dal punto di vista tecnico.

Pure la produzione di energia elettrica dalla biomassa può essere aumentata, soprattutto sfruttando a fini energetici gran parte dei liquami provenienti dall'allevamento di bestiame. Per quel che riguarda l'idroelettrico, molto dipende invece "dalle condizioni quadro economiche, politiche e sociali".

Costi e ambiente - Lo studio prende in considerazione anche l'andamento dei costi. Quelli di produzione delle centrali idroelettriche, delle centrali elettriche a legna, degli impianti agricoli a biogas e di quelli a vettori fossili tenderanno ad aumentare fino al 2050. Quelli del fotovoltaico diminuiranno invece di circa la metà e, nel caso della tecnologia eolica, di un po' meno della metà. Sempre entro il 2050, si ipotizza un aumento pari a circa il 50% dei prezzi di carbone e gas naturale.

La produzione di energia nelle centrali idroelettriche e nucleari e negli impianti eolici provoca il minor volume di emissioni di gas a effetto serra, viene sottolineato nella nota. Le centrali a carbone detengono invece il primato opposto.

A causa della minore disponibilità di elementi quali uranio, gas naturale e carbone, in futuro le emissioni legate sia all'energia nucleare che alla produzione di elettricità da vettori fossili potrebbero subire un aumento dovuto alla maggiore complessità dell'attività estrattiva. Per contro, si può prevedere che, grazie al progresso tecnologico, l'impatto ambientale legato ad altre fonti sia destinato a diminuire.
 
 

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