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21.09.2017 - 10:060
Aggiornamento : 30.08.2018 - 09:08

La Svizzera va a rilento? È colpa del calcio

I proventi generati dai grandi eventi sportivi incidono sul Pil, mette in guardia la Seco

BERNA - Se la crescita svizzera sarà minore del previsto è colpa degli europei di calcio: è questo - semplificando un tantino - il messaggio che arriva oggi dalla Segreteria di stato dell'economia (Seco).

La competizione tenutasi nel 2016 in Francia ha influenzato in modo determinante le cifre del Pil, ha spiegato oggi all'ats Eric Scheidegger, capo della Direzione di politica economica presso la Seco.

Complice un nuovo metodo di calcolo, la Segreteria di Stato dell'economia (Seco) corregge al ribasso le previsioni di crescita dell'economia svizzera per quest'anno, ma continua a puntare su una netta accelerazione l'anno prossimo, quando vi sarà anche un "sensibile" aumento dell'occupazione.

Nel 2017 il prodotto interno lordo (Pil) salirà dello 0,9% e non dell'1,4% come previsto a giugno, informa la Seco in un comunicato odierno. Le stime erano già state peraltro ridotte in marzo e in giugno, in entrambi i casi di 0,2 punti.

Il campionato europeo di calcio del 2016 ha avuto un impatto sul segmento "attività artistiche, di intrattenimento e altri servizi", indebolendo la crescita nel passaggio dal 2016 al 2017. Stando a Scheidegger senza questo fattore la stima sull'espansione dell'economia elvetica per quest'anno sarebbe stata del +1,3% o del +1,4%.

Per quanto riguarda il 2018 le prospettive - almeno per chi ritiene che un'espansione economica aumenti il benessere - sono positive: secondo gli economisti della Confederazione la crescita accelererà, raggiungendo il +2,0% (+1,9% nella stima precedente).

Nei prossimi trimestri il dinamismo della congiuntura mondiale sosterrà il settore delle esportazioni e anche la congiuntura interna dovrebbe riprendere quota. Nella prima metà del 2017 l'incremento del Pil è stato invece inferiore alle aspettative: il settore manifatturiero e quello della ristorazione hanno proseguito la loro ripresa dalle difficoltà degli ultimi anni, ma a ciò si è contrapposto l'andamento piuttosto debole della maggior parte dei rami dei servizi.

In futuro dovrebbe mutare anche la situazione sul mercato del lavoro. Il gruppo di esperti si aspetta che, dopo vari trimestri "piuttosto contenuti", l'occupazione riprenderà ad aumentare. È prevista dunque una crescita dell'impiego dello 0,3% nel 2017 e un'accelerazione a +0,8% nel 2018. Nel contempo il tasso di disoccupazione dovrebbe continuare a scendere, attestandosi nel 2017 al 3,2% e nel 2018 al 3,0%.

L'inflazione dovrebbe quest'anno raggiungere lo 0,5%. Nei dodici mesi successivi il rincaro secondo la Seco scenderà però allo 0,2% a causa della recente riduzione del tasso di interesse di riferimento per gli affitti, che porterà a una probabile riduzione delle pigioni.

Al capitolo rischi congiunturali, la Seco parla di una situazione internazionale più equilibrata: la crescita mondiale potrebbe essere più forte del previsto, dando ulteriore slancio al made in Switzerland. La ripresa economica ha inoltre messo temporaneamente in secondo piano i problemi relativi all'indebitamento pubblico e al sistema bancario in Europa, in particolare in relazione all'Italia.

D'altro canto l'incertezza politica resta considerevole. Le modalità di attuazione della Brexit e le sue ripercussioni economiche continuano a essere poco chiare: le misure protezionistiche più volte annunciate potrebbero frenare il commercio mondiale e quindi anche l'export elvetico. Se la crisi con la Corea del Nord dovesse aggravarsi l'impatto sarebbe notevole.

Sul piano interno il crescente numero di abitazioni vuote può far pensare a un prossimo marcato rallentamento nel settore delle costruzioni. Nei servizi la crescita potrebbe essere meno pronunciata del previsto, per esempio nei rami commerciale e finanziario: ne risulterebbe frenata anche la congiuntura interna. Un acuirsi dei rischi internazionali potrebbe infine comportare una tendenza al rialzo del franco svizzero: questo annullerebbe, almeno in parte, gli effetti positivi della ripresa mondiale sulle esportazioni elvetiche.

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