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BASILEA CITTÀ
02.07.2020 - 08:120

Novartis paga 642 milioni dollari per chiudere le vertenze negli Usa

Le accuse nei confronti del gigante farmaceutico erano di corruzione

Il governo sta dimostrando la sua volontà di assicurare che le aziende farmaceutiche non usino tangenti per influenzare medici e pazienti a prescrivere e comprare certi farmaci

BASILEA - Il colosso farmaceutico Novartis ha accettato di pagare oltre 642 milioni di dollari (608 milioni di franchi) per chiudere le cause legali negli Stati Uniti. La società era accusata di aver corrotto medici.

«Attraverso questo e altri accordi extragiudiziali, il governo sta dimostrando la sua volontà di assicurare che le aziende farmaceutiche non usino tangenti per influenzare medici e pazienti a prescrivere e comprare certi farmaci», ha affermato ieri Jody Hunt, vice procuratore generale degli Stati Uniti, citato in una nota.

L'accusa: Novartis fra il gennaio 2002 e almeno il novembre 2011 avrebbe proceduto a suon di mazzette, camuffate ad esempio quali onorari per interventi durante eventi, con l'obiettivo di spingere i dottori a prescrivere diversi suoi farmaci, fra cui i preparati per l'ipertensione Lotrel e Valturna, nonché quello per il diabete Starlix. Per "oliare" i rapporti d'affari non sarebbero mancati anche pasti pantagruelici: secondo l'accusa la società avrebbe pagato 9750 dollari per un pranzo per tre persone in un ristorante giapponese.

A farne le spese sarebbero stati i programmi governativi di assicurazione sanitaria Medicare e Medicaid, chiamati a versare milioni di dollari per rimborsare i farmaci di Novartis.

Il gruppo basilese ha peraltro già pagato in passato per archiviare accuse relative a metodi illegali per promuovere i suoi prodotti. Nel 2010 ha accettato di versare 422,5 milioni di dollari per risolvere varie accuse civili e penali, comprese tangenti ai medici.

Nell'ambito di quell'accordo Novartis si era dichiarata colpevole di aver erroneamente etichettato un farmaco, ma per il resto non aveva ammesso alcun reato. Nel 2015 il gruppo ha pagato 390 milioni di dollari perché accusato di aver versato tangenti alle farmacie affinché vendessero medicinali della casa renana invece che i preparati della concorrenza. Anche in questo caso non vi era stata alcuna ammissione di colpa.

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