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ARGOVIA
19.02.2020 - 20:110

Accoltellò a morte una 66enne, andrà in clinica

L'autore, un 29enne, era incapace di intendere e di volere al momento dei fatti a causa di una schizofrenia paranoica

AARAU - Sarà collocato in una struttura psichiatrica chiusa il 29enne che nel gennaio di un anno fa ha accoltellato a morte una donna di 66 anni sull'uscio di casa ad Aarau. Il Tribunale distrettuale del capoluogo argoviese ha ordinato questa sera nei suoi confronti una misura terapeutica stazionaria.

La perizia psichiatrica - Con tale sentenza, la prima istanza ha fatto sua la richiesta della pubblica accusa: una perizia psichiatrica ha in effetti stabilito la non imputabilità del 29enne, incapace di intendere e di volere al momento dei fatti a causa di una schizofrenia paranoica e del consumo patologico di alcol e cocaina.

Senza adeguate cure psichiatriche esiste un alto rischio che l'imputato commetta nuovamente reati violenti. Per questo la procura di Lenzburg-Aarau ha rinunciato a promuovere l'accusa di assassinio, chiedendo invece la misura che nel gergo giudiziario è conosciuta anche come il «piccolo internamento».

Dal carcere alla clinica - Il «folle omicida» - reo confesso ed attualmente detenuto in regime di espiazione anticipata della pena - può così essere ricoverato in una struttura psichiatrica chiusa. Ogni cinque anni si dovrà verificare se la terapia è efficace e se sarà necessario prolungarla.

L'uomo, un croato di 29 anni, era stato arrestato a circa un mese dal fatto di sangue, che risale al 17 gennaio 2019. Quella sera erano passate da poco le 18:00, quando alcuni vicini sentirono la donna, una svizzera di 66 anni, che invocava aiuto e, accorsi sul posto, la trovarono sull'uscio di casa in un lago di sangue.

La pensionata, colpita da almeno 30 coltellate, morì poco dopo il ricovero in ospedale. Stando all'atto d'accusa, il 29enne uccise la donna perché sperava di potersi trasferire nel suo appartamento, visto che nel giro di un mese avrebbe dovuto lasciare la stanza dove abitava nel canton Lucerna.

L'imputato conosceva l'appartamento della vittima per averci lavorato come idraulico nel 2015. Fra l'accoltellatore e la sua vittima non c'era stato nessun tipo di «relazione personale», hanno stabilito gli inquirenti. È invece stato accertato che prima e dopo il crimine il croato consumò cocaina, marijuana e bevande alcoliche.

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