Keystone
LUCERNA
28.01.2020 - 13:530

Terapia stazionaria per omicida con grave schizofrenia

Nell'aprile del 2017 uccise il suo compagno di stanza alla clinica psichiatrica di St. Urban. Ma per il giudice non è responsabile delle sue azioni

di Redazione
ats

LUCERNA - Il paziente che ha ucciso il suo compagno di stanza nell'aprile 2017 alla clinica psichiatrica di St. Urban (LU) non è responsabile delle sue azioni. Il tribunale penale di Lucerna ha deciso oggi che il 36enne schizofrenico dovrà seguire una terapia stazionaria e ha respinto la richiesta di provvedimento ambulatoriale.

La corte ha riconosciuto l'omicidio intenzionale, come richiesto dal pubblico ministero. L'uomo però non è punibile poiché soffriva di schizofrenia paranoica non curata al momento del delitto.

«Non posso ancora credere di aver commesso quel crimine», ha detto l'imputato durante il processo. Il 36enne si fece ricoverare all'ospedale psichiatrico la sera del Venerdì Santo perché sentiva delle voci. In precedenza aveva consultato il medico di famiglia, ma all'epoca non voleva recarsi da uno psichiatra per paura di perdere il lavoro. Chiese di essere ricoverato dopo il licenziamento.

La sera del ricovero fu messo a dormire in una camera dove già alloggiava un 85enne. Poco dopo l'infermiera trovò l'imputato nudo e coperto di sangue: aveva preso a calci e pugni il compagno di stanza, morto poco dopo in ospedale. L'imputato ha confessato il crimine. Ricorda che le voci gli dissero che quell'uomo era Satana e che se si fosse alzato dal letto lo avrebbe ucciso.

La difesa aveva chiesto l'assoluzione e una terapia ambulatoriale. La grave schizofrenia paranoica di cui soffre l'imputato non consente però il trattamento ambulatoriale, secondo la perizia psichiatrica. Il rischio di recidiva è troppo elevato. Da due anni l'uomo è ricoverato in una clinica e il trattamento sembra funzionare, ha sottolineato il tribunale.

La difesa ha pure criticato l'istituto psichiatrico. A suo avviso la tragedia avrebbe potuto essere evitata se il trentenne fosse stato registrato e sorvegliato "in modo professionale". La corte ha tuttavia respinto la richiesta di infliggere il risarcimento dei danni morali alla clinica

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