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VALLESE
13.01.2020 - 14:410
Aggiornamento : 15:19

Incinta e picchiata, fino a ricevere pugni nello stomaco

Condannato un 33enne per i ripetuti scatti di ira nei confronti della moglie

di Redazione
DM/CH

SION - «Io sono il suo uomo. Ho dei diritti su di lei. Voglio che la mia famiglia sia ben inquadrata». Sono solo alcune delle affermazioni pronunciate da un iracheno di 33 anni in AI, che pare non conoscere una vita di coppia priva di violenza. Gli scatti di ira, sarebbero stati rivolti prevalentemente contro la moglie, anche quando era incinta. 

Non appena la coppia è arrivata in Svizzera, trovando alloggio nel centro migranti di Vallorbe (VD) all'inizio del 2012, l'uomo ha dato immediatamente esempio della propria brutalità. Ma sembra che nessuno abbia avuto nulla da ridire. Nemmeno più tardi, quando, ormai trasferiti a Saint-Gingolph (VS), gli episodi di violenza sono proseguiti come nulla fosse.

Voleva che lei abortisse - Mentre la donna aspettava la loro prima figlia, nata a settembre 2012, il marito voleva che abortisse. E per sottolineare la sua richiesta la colpiva con pugni allo stomaco. Oggi, lui contesta l'uso di un bastone durante le percosse, come invece riferisce dalla vittima, ma non nega di averla picchiata anche quando era in attesa della loro seconda figlia, nel 2014.

L'uomo è stato denunciato dopo che la coppia ha lasciato il centro asilanti per un appartamento. Nella sua testa, interrogato dalla polizia vallesana, lui crede di essere nel giusto e di aver agito con coscienza: «Non ho mai picchiato mia moglie in presenza di bambini», ha sottolineato.

Una filosofia, la sua, che non ha ovviamente convinto il giudice che lo ha condannato a una pena sospesa.

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