Polizia cantonale - Grigioni
GRIGIONI
17.11.2019 - 23:000
Aggiornamento : 23:30

Dramma sulle piste, grave una bimba: «Bisogna adeguare sempre la velocità»

L'incidente avvenuto sabato ad Arosa riapre il dibattito sui baby-sciatori travolti dagli adulti, l'esperto: «Divieti e limiti non servono»

di Redazione
Qendresa Llugiqi

AROSA - Un incidente grave quello avvenuto sulle piste di Arosa questo sabato: un uomo di 57 anni ha travolto una bimba di 5 anni che ha riportato ferite gravi alla testa e al torace. «Erano tutti scioccati», racconta a 20 Minuten un dipendente della capanna Hörnli di Arosa, «dicono che hanno dovuta rianimarla sulla neve».

Quello grigionese è solo l'ultimo di una lunga serie di casi: purtroppo capita spesso che sciatori adulti non aggiustino la velocità nei pressi dei dossi e finiscano per investire i bambini che si trovano al di fuori dalla loro visuale.

Solo due degli episodi più recenti sono le tragedie di Norah (7 anni) a Les Mosses (VD) – morta a marzo 2017 – e quello di Larina (4 anni) anche lei deceduta dopo uno scontro avvenuto a dicembre 2018 a Lenk (BE).

Jürg Friedli, presidente di Swiss Snowsports, non ha dubbi su di chi sia la colpa: «È sempre di chi scende a valle e non adatta la velocità e lo stile di sciata. Se lo facessero, anche i dossi non sarebbero più un pericolo».

Anche le strutture potrebbero fare di più per garantire la sicurezza dei più piccoli?

Potrebbe essere un esempio virtuoso Grindelwald (BE), che dal 2006 ha una pista con il limite 30: «Era un esperimento, ma l'abbiamo mantenuto», commenta la portavoce degli impianti Katherin Naegeli, «visto che la velocità è ridotta, la gente scia più rilassata e di incidenti quasi non se ne presentano».

E introdurre  un limite d'età? Per l'Upi: «Potrebbe essere interessante ma non esistono studi che dimostrino l'efficiacia di un misura di questo tipo», commenta il portavoce Marc Kipfer.

Ha i suoi dubbi Friedli: «I limiti d'età o di velocità rischiano di non funzionare ed essere controproducenti perché limitano il divertimento degli sciatori. Piuttosto c'è da intervenire sulla struttura stessa delle piste offrendo elementi interessanti (tipo le cunette) e rallentamenti nei punti più a rischio. Allo stesso tempo è importante il lavoro di sensibilizzazione, anche all'interno delle stesse famiglie».

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