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LUCERNA
23.07.2019 - 11:190
Aggiornamento : 12:04

Molestie sul taxi, il tribunale: «Quanto era corta la gonna?»

Una donna molestata sessualmente si è sentita offesa dalla corte. Il Comitato dello sciopero delle donne chiede delle scuse

LUCERNA - Un tassista 45enne, reo di aver molestato diverse donne e avere violentato un'australiana a bordo del suo taxi, era stato condannato dal Tribunale Penale a sette anni di reclusione. Troppo, secondo il suo difensore che, volendo patteggiare a tre anni, ha quindi intrapreso la strada del ricorso. Il caso è così arrivato, lo scorso mercoledì, davanti al Tribunale Cantonale.

La procedura ha voluto che venisse riascoltata la giovane donna vittima di violenza, per ripercorrere quanto accaduto sette anni prima. L'interrogatorio e il modo di fare della corte, però, sono stati fortemente criticati, in una lettera aperta, dal Comitato lucernese dello sciopero delle donne. La vittima, secondo lo scritto, è stata derisa e umiliata dal tribunale stesso.

«Quanto era corta la gonna, quanto era profonda la scollatura?» - Di fronte alla Corte la vittima doveva descrivere l'accaduto. Ma durante la deposizione sarebbe stata interrotta più volte. Le sue dichiarazioni, a quanto pare, differivano leggermente da ciò che aveva riferito in precedenza. Tuttavia alla donna sarebbe stato chiesto anche che tipo di vestito indossasse quel giorno, quanto fosse lunga la sua gonna e quanto profonda la scollatura.

«Le domande sulla lunghezza di una gonna e su quanto sia ampia una scollatura non sono rilevanti in questa circostanza. Incolpare la vittima, ciò significa questo atteggiamento. Parliamo della tendenza sociale a mettere in discussione il comportamento della vittima (principalmente femminile) piuttosto che tenere conto dell'agire dell'autore della violenza (principalmente maschio)», riferisce la lettera.

Durante la deposizione sono seguite altre domande: se fosse ubriaca, dove il tassista l'avesse toccata e se alla fine abbia o meno pagato per la corsa.

La donna ha ricevuto il compenso in qualità di testimone pari a 50 franchi e il rimborso spese di 40 franchi. L'importo è stato arrotondato per eccesso di 10 franchi. «Quanto basta per un caffè in questa bellissima Lucerna», avrebbe detto un membro della corte.

«Nessun rispetto per la vittima» - Questa affermazione ha fatto ulteriormente infuriare il comitato lucernese: «Deridere una vittima in questo modo e offrirle 10 franchi in più per un caffè nella splendida città in cui è stata aggredita sessualmente è assolutamente inaccettabile e segno di una mancanza di rispetto nei suoi confronti». «Il fatto che una vittima debba tornare al banco per raccontare un fatto simile e debba sentirsi porre domande sul suo abbigliamento, mentre l'autore dei fatti è stato solo interrogato brevemente, è un'incredibile impudenza e non mostra rispetto per lo stato emotivo della vittima». Il Comitato chiede quindi che «tali impliciti riferimenti a una possibile complicità nel reato sessuale siano omessi». E infine invita la corte ad avere maggior sensibilità in futuro.

Contattato da 20 Minuten, il tribunale non si sbottona, anche alla luce di un processo ancora in corso. «La vittima di un reato di integrità sessuale - afferma soltanto - ha il diritto di rifiutarsi di testimoniare. Siamo consapevoli di quanto stressanti possano essere gli interrogatori per le vittime di violenza. Ci impegniamo a trattare coloro che compaiono in tribunale con decenza e rispetto. Alla fine della deposizione, il giudice ha voluto soltanto stemperare il clima spostando la conversazione su un argomento positivo e ha fatto riferimento alla città di Lucerna».

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