Keystone (archivio)
VAUD
19.06.2019 - 16:220

Accoltellò 55 volte il padre, il Tribunale federale conferma la pena

I giudici di Losanna hanno respinto il ricorso della donna: dovrà scontare 15 anni e mezzo di prigione per omicidio

SCIAFFUSA - Dovrà scontare 15 anni e mezzo di prigione la donna che nel dicembre 2015 uccise a coltellate il padre a Hemmental, un quartiere di Sciaffusa. Il Tribunale federale (TF) ha infatti respinto il suo ricorso contro la sentenza del Tribunale d'appello.

La donna, ora 29enne, aveva pugnalato per ben 55 volte il padre nel corso di una violenta lite nella quale rimase ucciso anche il marito 26enne. Nel giugno dello scorso anno, il Tribunale d'appello aveva ridotto di un anno, a 15 anni e mezzo di prigione, la pena decisa in prima istanza, ma ha mantenuto l'accusa di assassinio.

Il Tribunale federale giunge alla conclusione che la valutazione delle prove non è stata arbitraria, come sosteneva l'avvocato della ricorrente. Pertanto la condanna è definitiva, riporta oggi lo "Schaffhauser Nachrichten".

Il delitto avvenne nell'appartamento di proprietà del padre a Hemmental, in presenza anche della madre della giovane. Figlia e genero si recarono dal 56enne subito dopo il ritorno dal viaggio di nozze. Fra il genitore e il marito della donna non correva buon sangue e la situazione degenerò rapidamente.

In seguito al duplice delitto furono arrestate sia la figlia che la moglie del 56enne. Quest'ultima rimase per alcune settimane in detenzione preventiva, perché inizialmente sosteneva che i due uomini si fossero uccisi a vicenda.

Al primo processo, la madre aveva preso parte in qualità di accusatrice privata, poi al processo d'appello tentò di scagionare la figlia. Il tribunale giunse alla conclusione che era stata la 29enne ad uccidere il padre con i numerosi colpi di coltello, la maggior parte dei quali inferti all'altezza del collo e della nuca. Ad infliggere il colpo mortale al genero sarebbe invece stato proprio il suocero.

La donna soffre di un disturbo della personalità incurabile. In base alla perizia psichiatrica, ha un carattere manipolatore e non lascia trasparire alcuna emozione. La corte non è riuscita a chiarire i veri motivi all'origine del suo gesto. I protagonisti della vicenda erano tutti noti alla polizia, che era già dovuta intervenire in precedenza «a causa di problemi famigliari».

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