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GRIGIONI
15.06.2019 - 14:130
Aggiornamento : 17:37

«Il nostro bussino è stato spazzato via dalla corrente»

Parlano i due turisti tedeschi che stavano dormendo nel loro mezzo posteggiato a Splügen quando è scoppiato il nubifragio. I soccorritori: «Hanno avuto molta fortuna»

COIRA - Due turisti tedeschi, Philipp* e Jonas*, se la sono vista brutta durante l'alluvione che lo scorso mercoledì ha colpito Splügen e tutti i Grigioni. I due cugini stavano dormendo nel loro bussino VW quando un autentico fiume in piena ha investito il parcheggio dove si trovavano. Il duo è stato in seguito tratto in salvo grazie ad una spettacolare azione condotta dalla polizia. 20 Minuten è riuscito a contattare Philipp e Jonas e a farsi raccontare quella incredibile esperienza.

Come state in questo momento?
«Siamo molto sollevati. È incredibile il modo in cui ci hanno salvati. Allo stesso tempo siamo ancora scioccati. È stata una situazione irreale. Le fotografie del nostro veicolo e i tanti articoli scritti ci hanno fatto comprendere veramente il pericolo che abbiamo vissuto. Ora siamo nel Canton Argovia e stiamo elaborando il tutto».

Perché eravate in Svizzera?
«Siamo arrivati in Svizzera martedì. Dovevamo trascorrere una vacanza in un campeggio in Ticino.

Ma invece vi siete fermati a Splügen. Come mai?
«Siamo arrivati lì che era già notte fonda. C'era un temporale terribile. Quindi abbiamo deciso di fermarci in quel parcheggio e trascorrere lì la notte. Avevamo notato il torrente da parte a noi. Ma era a diversi metri e non pensavamo che potesse raggiungerci».

Come vi siete accorti che stavate per essere raggiunti da quella massa d'acqua?
«Nel sonno ho sentito che il veicolo si stava muovendo e mi sono svegliato. Mi sono alzato e ho guardato fuori dal finestrino posteriore. Dal lato sinistro ho visto una vera e propria onda d'acqua. A destra c'era ancora il parcheggio. Ho svegliato mio cugino Philipp. È balzato in piedi e ha provato ad accendere il bussino».

Ed è allora che successe...
«Il nostro bussino ha iniziato a scivolare all'indietro e fu trascinato via dalla corrente. Ci siamo guardati negli occhi e abbiamo subito capito che la situazione stava iniziando a diventare seria e molto pericolosa. L'autobus, dopo un mezzo testacoda si è fortunatamente appoggiato contro una roccia. Tuttavia ci era chiaro che da soli non avremmo mai potuto cavarcela. Ci serviva aiuto».

E allora cosa avete fatto?
«Abbiamo immediatamente aperto i finestrini per non rimanere intrappolati nel veicolo. Philipp, nel contempo, ha chiamato i soccorsi. Entrambi non sapevamo esattamente dove avevamo parcheggiato la sera prima. L'ultimo nome che avevamo notato era "Sufers". Al telefono, il responsabile ci ha chiesto se potevamo uscire dal bussino. È in quel momento che abbiamo scoperto che dove si era bloccata la macchina, tra le acque impetuose, c'erano tre massi con in mezzo un piccolo spiazzo di ghiaia. Abbiamo quindi afferrato i caschi che avevamo usato il giorno prima per affrontare una via ferrata in Austria e siamo usciti dalla portiera del veicolo. Eravamo ancora in pericolo, ma ora ci sembrava quasi di fare rafting, uno sport che abbiamo praticato entrambi. Abbiamo poi cercato di attraversare per raggiungere la riva, ma la corrente era troppo forte.»

Cosa avete pensato in quei momenti?
«Non sapevamo se qualcuno ci avrebbe trovati. Quindi ci siamo consultati per trovare un modo per far notare la nostra presenza nel fiume. Abbiamo urlato e urlato. Una prima macchina che è passata sulla strada non si è fermata. La seconda sì. Vedere l'autista che ci rincuorava ci ha un po' calmato. Qualcuno sarebbe arrivato ad aiutarci.»

Vi siete sentiti sollevati?
«Certo. Ma presto ci siamo resi conto di un altro problema. Il freddo. Eravamo entrambi a piedi nudi. E Philipp indossava solo la maglietta con cui aveva dormito la notte precedente. Abbiamo dovuto stringerci a vicenda per scaldarci. Nel frattempo erano giunte le squadre di salvataggio. Hanno legato una fune e recuperato una gru che si trovava nelle vicinanze. A quel momento eravamo quasi sicuri che saremmo usciti indenni. Potevamo ringraziare il nostro Angelo Custode».

Com'è andata l'operazione di salvataggio?
«Dopo aver atteso per circa un'ora su quelle pietre, l'operazione è iniziata. I nostri due salvatori erano attaccati alla gru con delle cinghie e venivano verso di noi. Come si può vedere dalla foto mi sono aggrappato a uno dei soccorritori per farlo scendere verso di noi. Poi tutto è andato velocemente e siamo riusciti a raggiungere la riva. Nell'ambulanza ci hanno subito visitato. Avevamo un inizio di ipotermia che è stata immediatamente trattata. La mia temperatura corporea era scesa a 35 gradi, quella di Philipp a 33. Alla fine io me la sono cavata con sole escoriazioni, mentre Philipp ha subito un piccolo infortunio al piede, oltre allo shock».

Cosa portate con voi di questa esperienza?
«Siamo grati e incredibilmente impressionati da come i soccorritori hanno gestito tutto. Vogliamo sfruttare questa intervista per ringraziare tutte le persone coinvolte. Dall'automobilista che ci ha scorto tra le acque, ai soccorritori, alla polizia, ai vigili del fuoco. Tutti bravissimi e molto professionali. Grazie anche alla ditta di costruzioni che ha fornito la gru, all'operatore che l'ha guidata, ai paramedici che ci hanno sostenuto e curato. Ma siamo soprattutto grati ai due coraggiosi soccorritori che ci hanno salvato dal nubifragio».

* nomi noti alla redazione

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