Keystone
SVIZZERA
31.05.2019 - 12:000

Il controllo della corrispondenza dei detenuti «è giustificato»

Il Tribunale federale di Losanna ha respinto il ricorso di una vodese. «L'apertura della posta è necessaria per evitare che oggetti o sostanze proibite vengano introdotte in prigione»

LOSANNA - Il controllo sistematico della corrispondenza dei detenuti è lecito: lo conferma il Tribunale federale (TF) che respinge il ricorso di una vodese, la quale stava scontando anticipatamente una pena detentiva.

La ricorrente, che aveva sparato diversi colpi d'arma da fuoco sulla figlia, è stata posta in detenzione preventiva il giorno stesso in cui è avvenuto il fatto. Un anno più tardi, il Ministero pubblico di Losanna ha autorizzato questa donna a scontare anticipatamente la pena che l'aspetta. La detenuta è stata informata che il regime prevede il controllo della corrispondenza e delle conversazioni telefoniche.

Dopo essersi rivolta alle istanze cantonali, la donna ha contestato questa misura davanti al Tribunale federale. In una sentenza pubblicata oggi, questo ammette che la garanzia della libertà personale e il diritto al rispetto della vita privata e famigliare - riconosciuti dalla Costituzione e dalla Convenzione europea dei diritti dell'uomo - permettono ai prigionieri di mantenere contatti con la loro famiglia.

Tuttavia tali rapporti possono essere sorvegliati o persino limitati o vietati per ragioni di ordine e di sicurezza dell'istituto di pena o per garantire il perseguimento penale. Salvo casi eccezionali, le comunicazioni con il proprio avvocato restano libere.

Il controllo sistematico della posta, e quindi la sua apertura, si giustifica al fine di evitare che oggetti o sostanze illecite siano introdotte nella prigione. O ancora che nuove infrazioni siano ordinate dal detenuto.

Per i giudici federali, motivi di ordine impongono che il controllo sia imposto a tutti gli occupanti dell'istituto, qualunque sia la loro posizione o i reati commessi. Altrimenti, un prigioniero la cui corrispondenza è sorvegliata potrebbe esercitare pressione su un codetenuto sottoposto a un regime meno rigido al fine di aggirare tale sorveglianza.

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