Screenshot video media locali
U.H. mentre viene trasportato in ospedale
SVIZZERA / REPUBBLICA DOMINICANA
16.03.2019 - 08:010
Aggiornamento : 12:42

Segregato in casa per due anni dalla moglie e da suo figlio

È successo a U.H., un cittadino confederato di 55 anni sposato con una donna dominicana. «Mi dicevano che non mi avrebbero ucciso unicamente perché valevo di più da vivo»

DAJABON - Lo tenevano rinchiuso in una piccola stanza e lo alimentavano per tenerlo in vita e poter riscuotere la pensione che l’uomo riceveva dalla Svizzera. È successo a un cittadino confederato di 55 anni, U.H., segregato per due anni a Dajabón, nella Repubblica Dominicana, dalla moglie e dal figlio di lei.

La polizia - come riferiscono i media locali - ha salvato l’uomo dalla sua “prigione” nella giornata di giovedì. Il 55enne ha raccontato che la moglie, dominicana, rubava i soldi che gli venivano spediti dalla sua famiglia per acquistare auto, terreni, animali e oggetti di valore. «Mi dicevano che non mi avrebbero ucciso unicamente perché valevo di più da vivo», ha raccontato alla polizia.

Lo svizzero ha anche spiegato davanti alle telecamere che il figlio della donna, suo complice, lo picchiava, tanto da fratturargli in un’occasione il femore. Una volta lo avrebbe addirittura ferito con una coltellata.

La donna avrebbe anche nascosto il passaporto e il telefono del marito, per impedirgli di scappare o di raccontare le condizioni in cui viveva ai parenti in Svizzera.

Non è noto come le autorità siano venute a conoscenza della situazione, prima di intervenire. U.H. è stato trasportato in ospedale, dove lo attendevano alcuni rappresentanti dell’ambasciata svizzera.

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