20 Minuten
Il 22enne multato per aver detto Allahu Akbar.
SCIAFFUSA
18.02.2019 - 15:160
Aggiornamento : 16:56

Multato per aver detto "Allahu Akbar": «Non è discriminazione razziale»

La procura cantonale ha deciso di non procedere contro la poliziotta che lo scorso mese di gennaio aveva affibbiato 210 franchi di multa a un 22enne svizzero di origini turche

SCIAFFUSA - Non è accusabile di discriminazione razziale una poliziotta che lo scorso gennaio a Sciaffusa aveva multato un giovane dopo averlo sentito pronunciare la formula islamica "Allahu akbar" ("Dio è il più grande"). La Procura cantonale ha annunciato oggi di aver deciso di non procedere contro l'agente.

La Procura si era vista recapitare lo scorso 10 gennaio una denuncia penale per discriminazione razziale contro ignoti a seguito di un fatto riferito nei giorni precedenti dal giornale "20 Minuten": una poliziotta aveva affibbiato una multa di 210 franchi per "pubblico disturbo" a un 22enne svizzero di origini turche che aveva sentito per strada rivolgersi a un conoscente con l'espressione "Allahu akbar", tristemente nota negli ultimi tempi perché spesso sulla bocca dei terroristi islamici. Il giovane aveva tuttavia sostenuto che si trattava semplicemente di una formula di saluto.

Secondo "20 Minuten", autore della denuncia penale è un gruppo che si denomina "Linke People of Color Zurich", comprendente una cinquantina di persone, per lo più binazionali e stranieri di vari paesi: «Non vogliamo essere spettatori passivi di come la libertà religiosa viene grossolanamente violata», ha detto al giornale la portavoce Saule Yerkebayeva.

Nella sua presa di posizione odierna la Procura sciaffusana rammenta che secondo l'articolo 261bis del Codice penale svizzero si rende colpevole di discriminazione razziale «chiunque incita pubblicamente all'odio o alla discriminazione contro una persona o un gruppo di persone per la loro razza, etnia o religione». È dunque necessario - aggiunge - che l'affermazione avvenga in pubblico, di fronte a una cerchia di persone non legate da relazioni personali.

In questo caso - argomenta - l'agente «ha semplicemente riferito le sue percezioni alla polizia comunale di Sciaffusa». Il suo rapporto non è andato a «un vasto pubblico, motivo per cui manca l'elemento costitutivo dell'azione pubblica". "Poiché dalla denuncia penale e dal rapporto di polizia risulta chiaramente che il reato in questione non è stato commesso», il Ministero pubblico ha disposto il non luogo a procedere, conclude la nota.

La decisione riguarda esclusivamente l'accusa di discriminazione razziale, ha precisato a Keystone-ATS il procuratore capo Peter Sticher. Se il cosiddetto "takbir" - come è chiamata in arabo l'espressione "Allahu akbar" presente nel Corano - sia effettivamente da considerare "pubblico disturbo" (Erregung öffentlichen Ärgernisses, secondo la formulazione originale del regolamento di polizia della Città di Sciaffusa) è un'altra, non semplice questione, ha aggiunto: dipende dalle circostanze. La Procura non esprime giudizi in merito. Il giovane sanzionato dalla poliziotta ha pagato la multa e il caso è così chiuso.

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