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LUCERNA
04.09.2018 - 11:030

«Delitto d'onore», sconto di pena per il marito assassino

Il 43enne uccise la giovane moglie a coltellate. Il Tribunale cantonale ha ridotto in appello la sua condanna da 20 a 18 anni

LUCERNA - Pena ridotta di due anni in appello per un 43enne curdo siriano che nel gennaio 2014 aveva ucciso a coltellate a Kriens (LU) la moglie 21enne in un asserito "delitto d'onore". Il Tribunale cantonale ha confermato il reato di assassinio ma ha ridotto la condanna a 18 anni di carcere, contro i 20 inflitti all'imputato in primo grado.

Il processo si era tenuto lo scorso 14 agosto a Lucerna dopo che pubblico ministero e avvocato difensore avevano presentato ricorso ribadendo le richieste presentate al primo processo, svoltosi il 25 agosto 2017: l'accusa voleva l'ergastolo, la difesa una pena limitata a sette anni per omicidio passionale. Il dispositivo della sentenza è stato pubblicato oggi e le parti possono ancora ricorrere al Tribunale federale.

Nel 2008 il curdo siriano aveva sposato in Grecia in modo non ufficiale la cugina di 17anni più giovane, in un matrimonio combinato dai genitori e dalla nonna comune. Nel 2011 la ragazza era arrivata con i due figli piccoli (uno nato nel 2009, l'altro nell'anno in corso) in Svizzera, dove aveva chiesto asilo. Nel 2013 il marito l'aveva raggiunta. La ragazza non voleva però più vivere con lui, avendo trovato una nuova relazione.

Il dramma è avvenuto il 20 gennaio 2014 a Kriens, vicino a Lucerna, dove la giovane donna viveva da alcuni giorni assieme a uno zio dopo essersi separata dal marito e avergli lasciato i figli in custodia. Quel giorno il marito le aveva reso visita assieme ai bambini e, secondo la ricostruzione degli inquirenti, avrebbe di nuovo sollevato la questione della separazione. Di fronte alla resistenza della donna, l'ha assalita con un coltello prelevato in cucina e l'ha sgozzata affondando la lama a tale profondità da causare quasi lo stacco della testa.

Arrestato lo stesso giorno poco lontano dall'appartamento in cui era avvenuto il fatto di sangue, il curdo ha sostenuto che si è trattato di un delitto d'onore, al quale sarebbe stato istigato da due zii ancora residenti in Siria, e si è detto a sua volta vittima di una tradizione barbara.

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