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NEUCHÂTEL
12.07.2018 - 17:240

Mutilazioni di genitali, condannata una madre

La donna aveva fatto subire la triste sorte ad entrambe le figlie prima di trasferirsi in Svizzera

NEUCHÂTEL - Una somala accusata di aver fatto subire mutilazioni genitali alle due figlie è stata condannata oggi a otto mesi di carcere con la sospensione condizionale dal Tribunale di polizia di Boudry (NE). La difesa ha chiesto il proscioglimento della donna.

«Non pretendo di far cambiare le cose ma voglio fare in modo che questa sentenza contribuisca ad eliminare le sofferenze di milioni di bambine», ha dichiarato la giudice Nathalie Kocherhans, del Tribunale regionale del Litorale e Val-de-Travers.

La sua decisione era molto attesa, in quanto non esiste ancora una giurisprudenza relativa al nuovo articolo 124 del Codice penale, che considera la mutilazione di organi genitali femminili un reato, anche se esso è stato commesso all'estero. La persona suscettibile di essere punita deve tuttavia trovarsi in Svizzera.

Per la giudice, il fatto che la donna non risiedeva in Svizzera ma ancora in Somalia all'epoca degli interventi non costituisce un motivo di proscioglimento, come argomentato dalla difesa: «non vi sono interpretazioni possibili» del principio di universalità contemplato dal Codice penale, ha sottolineato. «La donna sarebbe stata condannata anche se fosse stata soltanto di passaggio in Svizzera».

Nello stabilire una «pena simbolica», la Corte ha tuttavia tenuto conto della difficile situazione personale di questa madre analfabeta, che vive separata dal marito e che deve occuparsi di quattro figli. È pure stata considerata la pressione sociale subita dalla donna in patria.

Vista la gravità del reato commesso, era nondimeno necessario pronunciare una pena privativa di libertà, ha precisato la giudice. Le mutilazioni sono state effettuate da una persona incaricata dalla madre e sono avvenute fra gennaio 2013 e novembre 2015 in Somalia, poco prima che la donna arrivasse in Svizzera nell'ambito di un ricongiungimento famigliare.

Quando avevano subito le mutilazioni, le bimbe avevano fra i sei anni e mezzo e i sette. La prima ha subito la rimozione totale o quasi totale della clitoride, mentre la piccola è stata sottoposta ad una rimozione parziale della clitoride e del suo prepuzio.

La donna è stata denunciata dal marito, anch'egli somalo. L'uomo è stato condannato a sua volta l'anno scorso per «violenze domestiche estreme» nei riguardi della moglie. La coppia ora vive separata.

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