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BELLINZONA / SCIAFFUSA
20.10.2016 - 14:380

Il militante iracheno dell'Isis resterà dietro le sbarre

Secondo il Tribunale penale federale sussiste il pericolo di fuga. L'uomo è in carcere dal 2014

BELLINZONA - Deve rimanere in carcere di sicurezza un iracheno militante dello Stato islamico (Isis) condannato lo scorso marzo dal Tribunale penale federale (TPF) a quattro anni e otto mesi di reclusione, anche se la sentenza non è ancora esecutiva.

Secondo il TPF sussiste infatti ancora il pericolo di fuga, sebbene l'uomo si muova su una sedia a rotelle.

In carcere dal 2014 - L'iracheno si trova in carcere dalla primavera 2014. Il 18 marzo 2016 è stato riconosciuto colpevole di partecipazione a una organizzazione criminale e altri capi d'accusa. La sentenza è però stata contestata davanti al Tribunale federale, ragione per cui non è dunque ancora passata in giudicato. Considerando la carcerazione preventiva e quella di sicurezza l'uomo ha già scontato oltre la metà della pena inflittagli in primo grado.

Dalla disposizione del TPF pubblicata oggi si apprende che al militante dell'Isis, rifugiato riconosciuto, è stato revocato l'asilo. Un ricorso al riguardo è tuttora pendente presso il Tribunale amministrativo federale.

Pericolo di fuga - Il TPF giunge alla conclusione che sussista tuttora un pericolo di fuga sulla base di diversi fattori. Innanzitutto l'uomo, che viveva nel canton Sciaffusa e dipendeva dall'assistenza pubblica, non ha relazioni sociali in Svizzera. A causa del procedimento penale pendente e della sua invalidità non può nemmeno sperare di trovare un lavoro. D'altro canto il tribunale di Bellinzona ritiene che nonostante l'handicap fisico, conseguenza di un ferimento in patria, sia in grado di spostarsi all'estero. Lo ha fatto prima di arrivare in Svizzera e dispone di contatti con passatori.

Lo scorso 18 marzo il TPF aveva condannato anche un suo connazionale, che viveva in Svizzera illegalmente, a quattro anni e otto mesi di carcere. Un terzo iracheno residente a Baden (AG) è stato condannato a tre anni e sei mesi di carcere ed è già stato rimesso in libertà dopo aver scontato i due terzi della pena (inclusa la detenzione preventiva), il che non ha mancato di suscitare accese polemiche.

L'inchiesta della Procura federale era scattata nel marzo del 2014, in seguito a informazioni trasmesse dal Servizio delle attività informative della Confederazione (SIC) alla Polizia giudiziaria federale. Il SIC era stato allertato dai servizi segreti americani, secondo cui un gruppo dell'Isis stava pianificando un attentato.

Per i giudici del TPF è dimostrato che gli iracheni hanno cercato di introdurre in Svizzera informazioni, materiale e persone in vista della realizzazione di un attentato. Preparativi concreti avanzati non sono però stati provati.

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