SVIZZERA
10.12.2014 - 20:320
Aggiornamento : 10.01.2018 - 10:20

Condannato uno jihadista svizzero, 600 ore di lavoro di utilità pubblica

Il romando è stato riconosciuto colpevole di partecipazione a un'organizzazione criminale e di servizio militare all'estero

BERNA - Un romando partito in Siria per combattere insieme a jihadisti è stato condannato dal Ministero pubblico della Confederazione (MPC) a 600 ore di lavoro di utilità pubblica sospesi condizionalmente e a una psicoterapia. La procura federale ha confermato una notizia in questo senso della radiotelevisione romanda RTS.

L'uomo è stato riconosciuto colpevole di partecipazione a un'organizzazione criminale e di servizio militare all'estero, secondo il decreto d'accusa emesso dal MPC di cui l'ats ha ottenuto una copia.

La pena, sospesa per due anni, è accompagnata da tre condizioni: l'uomo dovrà seguire una psicoterapia ambulatoriale di sostegno, trovare un nuovo posto di lavoro e, al di fuori dell'attività professionale, realizzare una documentazione fotografica sul tema "segni di pace". Dovrà inoltre pagare 4'700 franchi di spese procedurali su un totale di 24'700 franchi.

Il decreto d'accusa è passato in giudicato oggi, precisa il MPC. Si tratta della prima sentenza in Svizzera contro una persona che è andata a combattere in Siria, ha spiegato il procuratore generale della Confederazione Michael Lauber alla RTS. L'uomo non andrà in prigione, ma ciò non significa che le pene che verranno pronunciate in altri casi saranno sempre identiche, ha aggiunto.

Il MPC aveva annunciato in aprile di aver aperto un'inchiesta penale contro un giovane domiciliato in Romandia sospettato di aver partecipato a un'organizzazione terroristica attiva contro il regime del presidente Bashar al-Assad. L'individuo, di una trentina d'anni, era da poco rientrato in Svizzera. La procura federale aveva allora aggiunto che erano in corso indagini su una ventina di persone partite dalla Svizzera per combattere la "guerra santa" in Siria.

Secondo articoli della "SonntagsZeitung" e di "Le Matin Dimanche" di aprile, il condannato si sarebbe recato in Medio Oriente nel dicembre 2013 probabilmente passando dalla Francia. Dopo tre mesi sarebbe tornato in Svizzera, apparentemente disilluso. L'uomo, citato da un giornalista della RTS, diceva di essere stato indottrinato. I due domenicali scrissero anche che il romando si era convertito all'islam in una moschea vodese nel 2013.

Il Servizio delle attività informative della Confederazione (SIC) è molto attento a chi rientra da simili viaggi di sostegno alla jihad al potenziale rischio che potrebbero rappresentare per la sicurezza della Svizzera.

ats

 

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