Riforma asilo: 40% potrebbe ottenere diritto lavoro
Si tratta di "persone con una certa probabilità di rimanere", ha dichiarato all'ats Sybille Siegwart, portavoce dell'Ufficio federale della migrazione (UFM).
"Durante la permanenza nei centri della Confederazione i richiedenti non hanno il diritto di esercitare un’attività lucrativa", prevede l'articolo 43 cpv 1 della nuova revisione di legge posta in consultazione venerdì scorso. È infatti "importante che rimangano a disposizione dell'UFM", perché "solo in tal modo è possibile accelerare effettivamente le procedure d'asilo", si legge nel rapporto esplicativo del Consiglio federale.
Dopo la ripartizione tra i cantoni il divieto può però essere tolto, ritiene il governo. "A questo stadio, la fondatezza delle domande d’asilo è stata verificata e un’eventuale attività lucrativa costituisce un’occupazione sensata che può pure contribuire a sgravare finanziariamente la Confederazione", afferma il rapporto.
Attualmente gli "asilanti" non possono lavorare durante i primi tre mesi dopo l'inoltro della domanda. E se prima della scadenza del termine è presa una decisione negativa in prima istanza, il Cantone può negare per altri tre mesi l'autorizzazione d'esercitare un'attività lucrativa.
Anche nel caso di un allentamento sono tuttavia previste condizioni: i richiedenti ammessi al lavoro potranno svolgerlo soltanto "se trovano un posto che non può essere occupato altrimenti", ha dichiarato alla radio SRF Mariio Gattiker, direttore dell'UFM. In altre parole: gli asilanti possono essere assunti soltanto se nessuno svizzero, nessun cittadino dell'Unione europea o altra persona con un permesso di dimora vuole quel posto di lavoro.
La grande riforma posta in consultazione da Simonetta Sommaruga fino al 7 ottobre mira ad accelerare le procedure d'asilo senza rimetterne in discussione la loro equità. Rifacendosi al modello olandese, la ministra di giustizia e polizia propone di rafforzare considerevolmente le capacità dei centri federali al fine di centralizzare le procedure e di evadere il 60% delle pratiche entro 140 giorni, invece dei 1'400 attuali.
I casi più complessi - che rappresentano circa il 40% delle domande d'asilo - continueranno ad essere attribuiti ai cantoni e le procedure dovranno essere concluse definitivamente entro un anno, inclusa l'esecuzione di un eventuale allontanamento.




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